23 Dicembre
Coronavirus imprese & mercati

Un patto di filiera per i suini in crisi

Mercato suinicolo sotto pressione a livello europeo negli ultimi mesi a causa principalmente di due fattori: la Peste suina africana (Psa) arrivata in Germania, che ha causato il blocco delle importazioni di carni da parte dei maggiori Paesi importatori (soprattutto la Cina), con conseguente surplus di carne sul mercato europeo, e le restrizioni Covid, con la chiusura dei canali Horeca e la perdita di buona parte delle vendite a banco. In pratica, secondo autorevoli fonti, le condizioni per una tempesta perfetta sul comparto, che i numeri non hanno tardato a confermare.


In novembre secondo il Crefis, il Centro Ricerche Economiche sulle Filiere Sostenibili di Mantova, l’aumento dei prezzi dei fattori di produzione utilizzati per l’alimentazione dei suini e il calo di prezzo di questi ultimi, dovuto appunto a un eccesso di offerta causato delle restrizioni per la pandemia, ha portato a un forte calo della redditività dell’allevamento di suini pesanti per il circuito tutelato, sia rispetto al mese precedente (-14,4%) sia allo stesso mese dello scorso anno (-29,7%).


Questo scenario di crisi ha indotto Lombardia ed Emilia-Romagna, le regioni dove si concentra la produzione, a convocare il 14 dicembre scorso una nuova riunione del tavolo interregionale per stabilire i contenuti di un documento che verrà sottoposto a tutti gli attori della filiera suinicola: in pratica un vero e proprio patto al quale saranno vincolati gli aiuti economici regionali.


“Nel concreto – hanno affermato gli assessori all’agricoltura della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, Fabio Rolfi e Alessio Mammi – bisogna attuare strumenti come il Sistema di qualità nazionale, che possano differenziare e valorizzare le destinazioni delle carni suine fresche diverse da quelle dei prodotti dop e utilizzare le risorse del Piano di sviluppo rurale per un rinnovamento delle strutture, in modo da migliorare sia il benessere animale sia la sostenibilità ambientale degli allevamenti”.


“Vogliamo – hanno aggiunto – valorizzare tutta la carne, non solo le parti dedicate alla produzione del prosciutto, e agevolare così la redditività del comparto. Bisogna costruire inoltre una vera e propria organizzazione interprofessionale che valorizzi tutte le componenti di questa disaggregata filiera, e lavorare concretamente a una Ocm zootecnia per il rilancio del settore in un’ottica concreta e condivisa”.


A livello economico intanto le Regioni chiedono al Governo di inserire nella legge di Bilancio in discussione l’aumento della percentuale di compensazione Iva fino al 10% per i produttori suinicoli.

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