18 Giugno
imprese & mercati

Suinicoltura in crisi profonda

I prezzi alla produzione dei suini da macello italiani sono a livelli drammatici. L’indice di redditività degli allevamenti, calcolato a maggio dal Crefis, il Centro ricerche economiche sulle filiere sostenibili dell’Università Cattolica del S. Cuore, segna -17,4% rispetto al mese precedente e -26% rispetto a maggio dell’anno scorso. E questo nonostante nelle scorse settimane i costi per le materie alimentari siano stati in discesa.

È un momento molto difficile per gli allevatori che scontano l’emergenza epidemiologica da Covid-19, con ricadute pesanti sotto il profilo economico e produttivo. Lo testimonia la contrazione delle attività di macellazione dell’ordine del 20-30%, conseguente ai mancati acquisti e alle difficoltà di vendita sui mercati esteri.

Sebbene in maggio si sia mostrato qualche segnale positivo, con una ripresa delle macellazioni del circuito dop e la riapertura di alcuni canali della ristorazione, i prezzi dei capi da macello sono continuati a diminuire per tutto il mese, toccando i valori storicamente più bassi.

A tirare il freno al comparto sono stati soprattutto i prosciuttifici, a causa della progressiva riduzione degli spazi fisici nei centri di stagionatura. Perciò l’allungamento dei tempi di permanenza dei capi in allevamento, data l’assenza dei ritiri, ha inevitabilmente aumentato i costi di produzione, mentre la repentina caduta dei prezzi, con le quotazioni alla produzione scese ai minimi del 2018, ha azzerato i margini operativi aziendali.

Nei giorni scorsi, così, Cia Piemonte ha elaborato un piano anticrisi basato su alcune proposte di intervento.

La prima è di destinare 50 milioni di euro del fondo indigenti finanziato dal decreto Rilancio per sottrarre dal mercato un milione di cosce con 12 mesi di stagionatura, liberando così spazi nei magazzini di stoccaggio. L’Organizzazione ha inoltre proposto: una deroga temporanea ai disciplinari di produzione dei prosciutti di Parma e San Daniele per consentire lo smaltimento di capi con peso medio superiore alle soglie massime stabilite; un freno alle importazioni, che riducendo gli sbocchi commerciali sui circuiti non tutelati contribuiscono ad alimentare la pressione dell’offerta nazionale sul mercato dei crudi per le denominazioni d’origine; la modifica dell’accordo commerciale con la Cina, per esportare tagli con osso; incentivi alla produzione di suini leggeri, molto richiesti sui mercati internazionali; infine un programma di promozione e rilancio dei consumi, in calo sia in Italia sia nel resto dell’Unione Europea.

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