10 Febbraio
imprese & mercati

Rapporto Ismea-Qualivita: le esportazioni agroalimentari Dop e Igp crescono del 9,6%

Con 23 nuove registrazioni nel 2016, l’Italia consolida il suo primato mondiale nel settore delle produzioni certificate Dop, Igp e Stg, che conta in totale 814 prodotti nel comparto food and wine. Complessivamente l’agroalimentare certificato del Belpaese genera 13,8 miliardi di euro alla produzione (+2,6% su base annua) e costituisce il 10% del fatturato dell’industria agroalimentare nazionale. A fotografare il buono stato di salute delle eccellenze agroalimentari del Belpaese è il 14° Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole italiane Dop, Igp, Stg.

 

Le Indicazioni Geografiche continuano a rappresentare un fattore chiave della crescita del Made in Italy nel mondo, con un valore all’export di 7,8 miliardi di euro, pari al 21% delle esportazioni del settore agroalimentare e un trend positivo che sfiora la doppia cifra con un +9,6%.

 

Nel 2015, evidenzia il rapporto, il settore food dei prodotti certificati, composto da oltre 80mila operatori, vale 6,35 miliardi di euro all’origine, in flessione dell’1,5% anno su anno, ma con consumi in crescita dell’1,7%, a 13,3 miliardi di euro. Un aumento che nella grande distribuzione organizzata sfiora invece il 5%. Il comparto Wine – che raggiunge una produzione certificata di 2,84 miliardi di bottiglie – vale 7,4 miliardi di euro alla produzione con una crescita del +5,8%.

 

Il sistema delle Dop e Igp garantisce qualità e sicurezza anche attraverso una rete che, nel 2016, conta 247 Consorzi di tutela riconosciuti dal Mipaaf e oltre 162mila interventi annui – in Italia, all’estero e sul web – effettuati dagli Organismi di controllo pubblici.

 

Per quanto riguarda l’impatto del sistema IG a livello territoriale, l’analisi Ismea-Qualivita mostra una forte concentrazione – soprattutto nelle aree del Nord-Est e Nord-Ovest – con il 20% delle province italiane che copre oltre l’80% del valore economico complessivo. Nel comparto agroalimentare, le prime tre Province – Parma, Modena, Reggio nell’Emilia – confermano l’importanza della Food Valley emiliana, grazie al numero di filiere Dop e Igp (34) che insistono nel territorio, ma soprattutto all’entità del valore economico delle produzioni maggiori (Parmigiano Reggiano Dop, Prosciutto di Parma Dop e Aceto Balsamico di Modena Igp, in primis).

 

Nel comparto wine, è il “Sistema Prosecco” a determinare il maggiore impatto sul territorio di Treviso e Verona, province che presentano, comunque, altre numerose importanti denominazioni; seguono le province di Siena, Cuneo, Asti e Firenze, areali di produzione delle “denominazioni storiche” toscane e piemontesi.

 

Superano i 32 milioni di euro le risorse investite in comunicazione dai Consorzi di tutela del comparto food, destinate soprattutto a Tv, stampa e partecipazione a fiere, in particolare nazionali. Il 67% degli investimenti è riservato alla comunicazione in Italia. Circa un Consorzio su tre ha almeno un profilo sui social network sites, per un pubblico che sfiora i 2 milioni di utenti Facebook e 4 milioni di visualizzazioni su YouTube.

 

Alla presentazione del rapporto ha assistito, tra gli altri, il Vice Ministro alle Politiche agricole Andrea Olivero, che ha sottolineato come l’analisi Ismea-Qualivita evidenzi che la certificazione dei prodotti agroalimentari protegge dalle crisi di mercato. Ne è un esempio il comparto lattiero caseario, dove i formaggi Dop e Igp vanno meglio rispetto alle altre voci del settore. «Prodotti e territorio» ha concluso il Vice Ministro «sono un binomio vincente per l’Italia. Tutelare i nostri marchi a denominazione non è peraltro protezionismo, ma un modo efficace di tutelare il livello qualitativo delle nostre produzioni, e questa forza nessuno ce la può portare via».

 

(© Osservatorio AGR)

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