25 Novembre
imprese & mercati

Radicchi, mercato problematico dopo un 2020 di successi

Nel 2020 tutto il comparto dei radicchi, certificati igp e non, ha venduto 47.000 t, solo il 2% di tutte le verdure, ma circa il 13% del sottogruppo delle insalate. Il tutto senza considerare la IV gamma, settore che, anche per il radicchio, è in notevole crescita e che, se monitorato, aumenterebbe sicuramente il dato complessivo. Che il 2020 sia stato un anno positivo per il radicchio è evidente, tanto da aver raggiunto volumi di vendita mai registrati prima e con un prezzo medio di 2,19 euro/kg.


Un successo che si spiega anche con il fatto che sia durante il primo che il secondo lockdown i radicchi sono andati incontro alle nuove esigenze dei consumatori che prediligevano ortaggi che riuscivano a mantenersi in frigo a lungo, anche una settimana.


Quest’anno, però, la stagione più propizia per i radicchi, l’autunno-inverno, non sembra cominciata nel modo migliore.
Cominciamo dal Radicchio di Chioggia, quello attualmente più in difficoltà: i produttori hanno lanciato l’allarme di fronte a vendite contrattualizzate a 0,30 o addirittura 0,10 euro/kg, a fronte di costi di produzione che si aggirano sui 0,50 euro/kg.


La prima cosa da fare, secondo il Consorzio di tutela, sarebbe intervenire contro chi usa il nome di Chioggia a sproposito per radicchi che non sono igp, perché viene lanciato un messaggio errato ai consumatori.


In secondo luogo, in Veneto solo il 20% dei radicchi è gestito dalle organizzazioni di produttori (Op), quindi gli agricoltori non hanno potere contrattuale, mentre almeno il 75% dei contratti è individuale, fatto in campo e poi spesso non è rispettato.


Per quanto riguarda il Radicchio di Treviso, in questo periodo è disponibile il precoce con foglia larga, mentre è appena iniziata la raccolta del tardivo. I prezzi per il prodotto non igp sono attualmente bassi, ma si attende con fiducia l’entrata sul mercato delle varietà più pregiate.


Crescono intanto le richieste per il Radicchio di Verona, che vedono un aumento di circa il 10% all’anno. Un successo favorito anche dal fatto che circa il 50% della produzione è garantita dal marchio igp e riesce quindi a spuntare prezzi soddisfacenti.

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