15 Novembre
imprese & mercati

Olio d’oliva: crollo del 40% in Italia

Annata nera per l’olio d’oliva Made in Italy. Secondo le stime di Unaprol (Unione Nazionale Associazioni produttori di olive), infatti, per la campagna 2016/2017 si prevede una diminuzione di oltre il 40% rispetto alle 475 mila tonnellate dello scorso anno. A soffrire è stata soprattutto la produzione delle regioni del Sud, i cui ulivi hanno risentito dell’eccesso di umidità (che ha inciso sulle fasi di fioritura e allegagione) e sono stati attaccati dal parassita della mosca olearia. Per la Puglia, primo produttore in Italia di olio d’oliva, si stima un calo del 40%. Perdite ancora maggiori per la Sicilia (-42%) e la Campania, che con un crollo del 49% fa registrare il dato peggiore a livello nazionale. Sugli ulivi pugliesi incombe ancora l’emergenza Xylella, ma l’incidenza sulle perdite finora si attesta al 5%. Quello della Xylella è un danno progressivo dovuto al graduale essiccamento della pianta che via via si fa più pesante. E purtroppo non si riscontrano progressi nei tentativi di contrasto. 

 

Il calo di produzione di olio d’oliva interessa anche il resto dell’Unione europea, dove per l’effetto combinato di condizioni meteorologiche avverse e infestazioni parassitarie si registra una diminuzione superiore al 10%. L’analisi del Copa-Cogeca, l’associazione che riunisce le organizzazioni agricole e cooperative europee, prevede un crollo del 30% della produzione in Francia e tra il 20% e il 30% in Portogallo. La Grecia dovrebbe far registrare una riduzione intorno al 20%. Più contenuta la diminuzione in Spagna (-7%), Croazia (tra -8 e -10%) e Cipro (-15%).

 

In controtendenza la Turchia, che vedrebbe un aumento della produzione del 33%.

 

Il calo di produzione di olio d’oliva avrà inevitabili ripercussioni sui prezzi, previsti in forte rialzo su tutti i mercati. In Italia la borsa di Bari, la più rappresentativa a livello nazionale, ha registrato, rispetto allo scorso anno una vera e propria impennata dei prezzi, aumentati del 54%.

 

(© Osservatorio AGR)

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