21 Gennaio
imprese & mercati politiche

L’UE studia i mercati agricoli al 2030

La crescente consapevolezza dei consumatori circa i benefici del consumo di frutta sembra poter influenzare positivamente il consumo di mele, arance e pomodori nei prossimi 10 anni. Al contrario, il consumo di pesche e nettarine dovrebbe rimanere stabile, come l’offerta.


Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto della Commissione europea sulle prospettive dei mercati agricoli 2020-2030.


Come da qualche anno a questa parte, lo studio prova a prevedere le tendenze nei mercati delle colture dette specialistiche, tutte ampiamente rappresentate nel bacino del Mediterraneo. Sono le stime più difficili, perché i settori sono in media più diversificati e frammentati di latte, carne e cereali.


Secondo il rapporto, il mercato dell’olio d’oliva trarrà vantaggio da una crescente domanda in tutto il mondo grazie alla sua immagine positiva. L’aumento della produzione dovrebbe essere guidato dalla crescita dei sistemi intensivi e superintensivi.


La tendenza al calo del consumo di vino nell’Ue dovrebbe rallentare entro il 2030. Il settore si sta adattando al cambiamento dello stile di vita e delle preferenze dei consumatori europei, che premiano vini a minore gradazione alcolica e spumanti che possono essere consumati in svariate occasioni. La produzione è destinata a diminuire, le esportazioni restano stabili in volume (+0,3% in 10 anni), ma la domanda per i vini europei di qualità dovrebbe restare alta, il che fa presagire un aumento in valore.


Interessanti le dinamiche su reddito e impresa. L’analisi mostra un leggero aumento del reddito agricolo per unità lavorativa annua in termini reali entro il 2030, nonostante l’aumento dei prezzi dell’energia, che incide sulla spesa alimentare.


L’esame è stato condotto presupponendo un sostegno pubblico costante per tutto il periodo, quindi oltre la Pac 2023-2027. Il continuo deflusso di manodopera dall’agricoltura dovuto ai cambiamenti strutturali a livello dell’Ue dovrebbe rallentare. Si prevede una maggiore diversificazione del profilo sia dei lavoratori agricoli che dei dirigenti delle aziende, nonché cambiamenti nella natura del lavoro svolto dai dirigenti, guidati dal progresso tecnologico sia nei macchinari e nelle attrezzature sia negli strumenti di supporto alle decisioni.

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