4 Febbraio
imprese & mercati politiche

L’industria risicola chiede più semine

L’Airi, l’Associazione nazionale delle industrie risiere, chiede ai produttori italiani di aumentare gli investimenti per la prossima campagna di circa il 7%. In particolare, gli industriali vorrebbero aumentare la produzione di riso Selenio per soddisfare la maggiore richiesta di sushi, e che fossero destinati più ettari anche al Centauro, varietà utilizzata per la seconda trasformazione in derivati come gallette e farine, riducendo al contrario le superfici a Tondo generico.


Stando alle valutazioni dell’industria risiera, al di là dell’emergenza covid che ha favorito le vendite durante il lockdown, ci sarebbero ampi spazi di crescita, con buone prospettive di collocamento anche per gli Indica.
Tradotte in numeri, le richieste di Airi porterebbero a un aumento di oltre 16.000 ettari delle superfici risicole nazionali, che dai 227.000 ettari circa del 2020 dovrebbero arrivare quest’anno ai 243.500.


Un aumento che appare piuttosto improbabile, visto che la prima indagine sulle intenzioni di semina realizzata dall’Ente Risi sembra indicare una sostanziale stabilità delle superfici.


Un altro tema che alimenta preoccupazione nel settore risicolo nazionale è quello delle importazioni: i dazi sui risi provenienti dai Paesi meno avanzati (Pma), introdotti con la clausola di salvaguardia, cesseranno del tutto a partire dal 2022. Uno scenario che andrebbe di nuovo a penalizzare in Europa i risi Indica italiani che sul fronte dei costi non sono in grado di competere con quelli asiatici.


Negli ultimi due anni l’aumento delle importazioni si è arrestato grazie all’applicazione della clausola di salvaguardia sugli Indica, avvenuta nel gennaio 2019. La scalarità della tariffa doganale, partita da 175 euro/tonnellata è adesso a 125 euro. Il nuovo dazio è in vigore dal 18 gennaio scorso e avrà scadenza il 17 gennaio 2022.


La filiera si è già attivata in sede comunitaria per evitare che, al cessare della clausola, possano nuovamente prodursi effetti distorsivi sul mercato europeo, ma ovviamente lo scenario non è definito.

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