1 Ottobre
Coronavirus imprese & mercati

Il Covid penalizza l’export di vino italiano

L’emergenza sanitaria che ha messo in crisi la ristorazione nazionale ed europea, canale vitale per le vendite di vino, per la prima volta da dieci anni ha fatto diminuire il fatturato estero delle cantine italiane. Considerando tutte le destinazioni, il giro d’affari oltre confine ha subìto, nella prima metà del 2020, una flessione del 4%, a meno di 2,9 miliardi di euro, secondo i dati provvisori dell’Istat.


Una storica inversione di tendenza che non ha precedenti negli ultimi 30 anni, osserva Coldiretti. Scampato il rischio dei dazi Usa – commenta l’organizzazione agricola – il pericolo adesso è la Brexit. Londra, grazie soprattutto al boom del Prosecco, ha assicurato un fatturato per i vini italiani di quasi 800 milioni di euro nel 2019, ma quest’anno, a tutto il mese di giugno, le vendite oltre Manica hanno registrato una flessione di quasi il 10%, scendendo a poco più di 300 milioni di euro.


Da rilevare che nel 2019 – secondo l’Unione italiana vini – il Regno Unito è stato il secondo Paese importatore al mondo dopo gli Stati Uniti, acquistando vini dall’estero per un corrispettivo di quasi 4 miliardi di euro complessivi.


Vendere vino in tempi di Covid non è cosa facile e per far fronte ai problemi dei produttori l’Italia ha recentemente attivato delle misure, come la distillazione di crisi dei vini comuni e la cosiddetta vendemmia verde per i vini a denominazione d’origine, volte a ridurre le quantità presenti sul mercato. Per un insieme di ragioni, nonostante le ingenti cifre messe a disposizione, il successo di queste iniziative è stato molto inferiore alle attese e ora si è aperta la discussione su come utilizzare al meglio i fondi non spesi, ovvero 61 milioni di euro rimasti dopo il flop della vendemmia verde e 36 milioni non spesi per la distillazione dei vini.


Il problema si pone con urgenza, in particolare, per la prima misura, perché lo stanziamento complessivo deve essere speso entro il prossimo 31 dicembre, mentre per la seconda il residuo rientrerà automaticamente nel Piano nazionale di sostegno.


Le proposte presentate da diverse rappresentanze del settore sono di attivare una distillazione di crisi per i vini a igp o dop, o lo stoccaggio privato, ma sarebbe preferibile, piuttosto, che i sostanziosi fondi disponibili fossero indirizzati verso misure volte a rilanciare il consumo del prodotto italiano. Il mondo della cooperazione, ad esempio, vedrebbe con favore il lancio di una campagna istituzionale di promozione del vino italiano all’estero, in particolare nei Paesi UE che non sono coperti dalla promozione in ambito Ocm vino, ma rappresentano tuttora il principale mercato di sbocco delle nostre produzioni.

Cattolica Assicurazioni Soc. Coop.

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