28 Maggio
imprese & mercati politiche

I timori degli agricoltori per il Green Deal europeo

Comincia a prendere forma il Green Deal della Commissione europea, il progetto per lo sviluppo ecosostenibile del sistema alimentare Ue con obiettivo il 2030. In due comunicazioni, una sulla biodiversità, l’altra dedicata al settore agroalimentare dal titolo “From Farm to Fork”, è stata indicata la direzione su alcune questioni che da anni sono un vero campo di battaglia: l’etichettatura degli alimenti, la chimica in agricoltura, il benessere animale e il ruolo degli allevamenti nelle emissioni di gas serra, solo per citarne alcune.
I punti principali indicati dalla Commissione possono essere così sintetizzati:

  • taglio dell’uso dei pesticidi del 50% e dei fertilizzanti del 20%,
  • trasformazione del 10% delle terre agricole Ue in elementi di paesaggio collegati tra loro,
  • istituzione di aree protette sul 30% delle terre e dei mari Ue (di cui il 10% sottoposte a vincoli stringenti come il divieto di pesca),
  • messa a dimora di tre miliardi di alberi,
  • dimezzamento delle vendite di antibiotici agli allevamenti e agli impianti di acquacoltura,
  •  «liberazione» di 25.000 chilometri di fiumi dalle barriere artificiali,
  • portare a coltivazione biologica il 25% dei terreni agricoli.

Per quanto riguarda il cibo è prevista un’apertura, che resta però sul generico, all’indicazione di origine in etichetta e soprattutto alle indicazioni nutrizionali (il «famigerato» nutriscore) che diventerebbero obbligatorie.
Se da una parte c’è da registrare la soddisfazione delle organizzazioni del biologico e ambientaliste («Un passo decisivo per accelerare la transizione verso un sistema agroalimentare più sostenibile e giusto che tuteli la biodiversità e contribuisca a contrastare il cambiamento climatico» dice Federbio), dall’altra c’è la preoccupazione del mondo agricolo.
Secondo il Copa-Cogeca «queste strategie rappresentano un attacco generalizzato all’agricoltura europea e scaricano sul settore agroalimentare troppi requisiti che si traducono in costi aggiuntivi, non tengono conto degli effetti dell’emergenza coronavirus, né delle esigenze di produttività».

Frans Timmermans, Stella Kyriakides , Virginijus Sinkevičius

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