1 Ottobre
imprese & mercati Prezzi

Grano duro: è sempre battaglia sul prezzo

Scoppia ancora una volta la polemica sui prezzi pagati alla produzione per il frumento duro, una questione annosa che a fine settembre ha acceso il confronto tra agricoltori e industriali nella seduta settimanale della commissione prezzi della Camera di commercio di Foggia.


Le accuse del mondo agricolo sono essenzialmente due: una politica di cartello da parte degli industriali trasformatori tesa a praticare una politica di prezzi al ribasso, associata a massicce importazioni di frumento duro dall’estero, con conseguente ripristino delle scorte e, conseguentemente, minori necessità nel medio periodo.


Le rimostranze degli agricoltori pongono in evidenza anche la necessità di compensare i costi di produzione che, al contrario dei prezzi, non scendono.
La peculiarità della corrente annata agraria sta nel fatto che la produzione nazionale ha segnato una riduzione di circa il 2,5%, con circa 3,9 milioni di tonnellate rispetto ai 4 milioni del 2019.


Da qui le attese di prezzo degli agricoltori, che in piena campagna hanno visto punte prezzi di 330 euro a tonnellata e, per le ragioni sopra dette, si attendevano in questo periodo quotazioni non inferiori a 350-360 euro/t.
E invece le cose non stanno andando così: gli acquirenti non sembrano spostarsi da prezzi di acquisto intorno a 260 euro/t, il che spiega l’acceso confronto.


Se da una parte il mondo agricolo ritiene il ricorso alle importazioni una manovra speculativa, l’industria molitoria probabilmente sta facendo ricorso al frumento estero anche per far quadrare i conti, atteso che, va ricordato, le importazioni di frumento duro sono comunque indispensabili per far fronte alle esportazioni di semola e di pasta e, per esser più chiari, per compensare la differenza sempre presente tra quantitativi nazionali prodotti e fabbisogni dell’industria.


Le previsioni di import per il 2020, secondo Italmopa, ammonteranno ad almeno il 40% del fabbisogno.


Per sanare almeno in parte la situazione bisognerebbe che gli industriali sostenessero con maggiore convinzione rispetto al passato la realizzazione di tavoli interprofessionali e di filiera su più ampia scala. Ma anche gli agricoltori dovrebbero fare la loro parte ed essere più lungimiranti e impegnarsi per arrivare a un prezzo medio poliennale che garantisca entrambe le parti.

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