4 Febbraio
imprese & mercati

Grana Padano, nel 2020 vendite record

Dicembre 2020 si è chiuso positivamente per le vendite di Grana Padano dop: le “uscite” di prodotto marchiato hanno messo a segno un aumento a doppia cifra. Nell’ultimo mese dell’anno sono state infatti commercializzate 488.255 forme, il 12,7% in più rispetto a dicembre 2019.


Il buon andamento dei consumi nel 2020 ha consentito alla recente assemblea dei soci del Consorzio di tutela di approvare a larghissima maggioranza una diluizione in due annualità del calo produttivo del 3% deciso lo scorso anno e stabilito durante la prima fase dell’emergenza sanitaria.


Ogni impresa consorziata ha la possibilità di ridurre la produzione dell’1,5% nel 2020 e arrivare al 3% stabilito con un taglio da effettuare nel 2021. La decisione di suddividere in due passaggi il taglio produttivo del 3% è stata assunta perché la situazione di mercato si è rivelata meno preoccupante rispetto a quanto inizialmente previsto. I caseifici che hanno scelto di posticipare al 2021 il taglio produttivo deciso lo scorso anno, sono tenuti però a operare un ulteriore riduzione dell’1%.


“Nel 2020 – ha dichiarato il direttore generale del Consorzio di tutela, Stefano Berni – abbiamo superato per la prima volta 5 milioni di forme di prodotto commercializzato, un risultato eccezionale che non sarà facile replicare nel 2021. Il 2020 è stato infatti favorito da prezzi all’ingrosso molto contenuti che hanno spinto le vendite”.


Nonostante il momento commerciale favorevole, nelle scorse settimane la trattativa per il rinnovo dei contratti di vendita del latte destinato a Grana Padano ha suscitato vivaci polemiche, perché alcuni caseifici privati hanno offerto agli allevatori un prezzo di 36 centesimi per litro giudicato insoddisfacente e non in linea con la situazione del mercato che, secondo le organizzazioni sindacali degli allevatori, permetterebbe di giustificare un valore della materia prima superiore a 40 centesimi di euro per litro.


Il piano produttivo del Grana Padano stabilisce infatti un collegamento diretto tra il valore del prodotto finito e quello della materia prima, richiamando il principio della equa distribuzione del valore aggiunto tra i diversi operatori economici della filiera.

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