3 Dicembre
Coronavirus imprese & mercati

Emergenza Covid: un’industria agroalimentare su cinque è a rischio

Nonostante i lusinghieri risultati economici degli ultimi anni, l’agroalimentare italiano presenta “problemi di strutturale dipendenza dall’estero per diversi fattori della produzione, elevato numero di operatori lungo la filiera, asimmetrie nella distribuzione del valore fra i diversi operatori della filiera dovute al diverso potere contrattuale dei soggetti coinvolti, generale bassa competitività”. Tali criticità stanno particolarmente emergendo in questo periodo di eccezionali difficoltà legate alla pandemia da Covid-19, mettendo a rischio la sopravvivenza di un’impresa del settore su cinque.


L’analisi fa parte di un recente studio svolto da Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare controllato dal Mipaaf, per Federalimentare sul tema “L’industria alimentare in Italia – Le performance delle imprese alla prova del Covid-19”.


Lo studio riferisce sull’andamento dei diversi settori produttivi dell’agroalimentare e analizza, nella parte conclusiva, i bilanci degli ultimi 5 anni su un campione di 6.400 imprese.


Attraverso l’esame d’indicatori di redditività, solvibilità e solidità finanziaria, Ismea ha valutato la vulnerabilità alle crisi del comparto. Ciò che emerge è un quadro con luci e ombre, dove il 42% delle imprese agroalimentari italiane presenta caratteristiche tali da garantire una buona capacità di tenuta anche in situazioni di crisi shock come quella cui stiamo assistendo. A questo primo gruppo, si affianca un’ampia area produttiva (36%) con qualche problema di liquidità e/o esposizione debitoria che potrebbe degenerare per gli effetti dell’emergenza Covid-19. Più preoccupante è la situazione del terzo gruppo del campione, il 21% delle imprese del sistema agroalimentare italiano, con un alto livello di vulnerabilità.


A livello settoriale, i comparti con una quota maggiore d’imprese “ad alta resistenza” sono l’industria molitoria (il 63% delle aziende ricade in questa categoria), il settore dei liquori (59%), della cioccolateria e del caffè e tè (entrambi attorno al 53%). All’opposto, il quadro peggiore si ha nei settori della birra e dell’olio di oliva dove, rispettivamente, il 38 e il 34% delle imprese si colloca nell’area più critica. A contribuire alla capacità di tenuta del sistema è anche la dimensione aziendale: più di un quarto delle imprese fino a 9 dipendenti presenta elementi di vulnerabilità (27%), percentuale che si riduce sensibilmente nelle imprese più grandi, scendendo al 9% in quelle con più di 250 addetti.

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