2 Luglio
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Dazi: escalation di minacce dagli Usa

Come non bastassero i dazi sui prodotti europei decisi dall’amministrazione Trump (con il benestare della Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio) in seguito alla vicenda Boeing-Airbus, ora sembra aprirsi un altro fronte tra Europa e Stati Uniti: quello legato alla web tax, con la quale l’Ue vorrebbe colpire i maxi profitti dei colossi tecnologici americani, giganti del calibro di Google, Amazon e Facebook, solo per citarne alcuni.

 

Ricordiamo che nell’ottobre 2019 erano entrate in vigore tariffe aggiuntive del 25% che hanno colpito per un valore di mezzo miliardo di euro specialità italiane come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello.

 

Ora, nell’ambito del cosiddetto «carosello», cioè la rotazione dei prodotti colpiti, è stata pubblicata la lista definitiva dei prodotti e dei Paesi europei sotto attacco che, per l’Italia, interessa i due terzi del valore dell’export agroalimentare e si estende tra l’altro a vino, olio e pasta Made in Italy oltre ad alcuni tipi di biscotti e caffè esportati negli Stati Uniti per un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro. Il verdetto definitivo dovrebbe arrivare a fine luglio.

 

A tutto ciò si aggiunge ora la questione web tax: nei giorni scorsi il segretario al Tesoro statunitense, Steven Mnuchin, in una lettera trasmessa ai ministri delle finanze di Italia, Regno Unito, Francia e Spagna ha ribadito la totale contrarietà degli Usa a imposizioni fiscali sui servizi digitali. «Se i Paesi decideranno di adottare questo tipo di tasse – ha ammonito Mnuchin – gli Stati Uniti risponderanno con misure commisurate».

 

Le misure di ritorsione alla web tax europea paventate dagli Usa avrebbero effetti devastanti per l’agroalimentare made in Italy. Uno scenario che, soprattutto in questa fase, in cui l’economia mondiale sta attraversando una recessione di portata storica a causa del coronavirus, danneggerebbe ulteriormente i redditi, i posti di lavoro e la fiducia.

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