15 Ottobre
imprese & mercati

Dal Delta del Po ecco le noci biologiche

Sono sul mercato le prime noci biologiche italiane. Provengono dal Delta del Po e più precisamente da 5 aziende della provincia di Ferrara riunitesi nel Consorzio Noci del Delta, per una superficie complessiva coltivata di oltre 150 ettari, finanziata, assieme ad un impianto di essiccazione e calibratura del prodotto, con i fondi europei del Piano regionale di sviluppo rurale dell’Emilia Romagna.


L’idea nasce dalla ricerca da parte delle aziende del Consorzio di una via imprenditoriale alternativa per fare agricoltura, vista la forte riduzione della produzione lorda vendibile delle colture tradizionali.


«Oggi – dice il presidente del Consorzio, Gianluca Vertuani – abbiamo 150 ettari coltivati nelle province di Ferrara e Ravenna, ma per il prossimo quinquennio prevediamo un incremento annuale di nuovi impianti del 10-15%».


La Regione Emilia-Romagna, oltre ad aver finanziato gli investimenti finora effettuati, ha sostenuto anche uno studio specifico di ricerca e sperimentazione, in collaborazione con il Crpv, il Centro ricerche produzioni vegetali, finalizzato alla definizione di un modello previsionale per la difesa fitosanitaria del noce coltivato con metodo biologico, attraverso l’uso di sensori e moderne strumentazioni. Un lavoro che ora potrà essere utile a tutte le aziende che vorranno cimentarsi nel settore. Il mercato della frutta in guscio da qualche anno è infatti in continua crescita, sia nel nostro Paese che all’estero.


Nel mondo, infatti, la produzione di noci è passata dalle 600.000 tonnellate degli anni 90 del secolo scorso a circa 2.000.000 di tonnellate negli anni 2015-2018, con un incremento annuo di circa il 13%.


In Italia le vendite delle noci in guscio, ad esempio, sono aumentate del 13,5% negli ultimi 12 mesi. Un segnale che dovrebbe favorire l’interesse degli agricoltori e riportare in auge la coltura. Basti pensare che circa 50 anni fa l’Italia era praticamente autosufficiente nei consumi, con una produzione oscillante fra 60.000 e 70.000 tonnellate, mentre oggi produciamo da 12.000 a 15.000 tonnellate e ne importiamo all’incirca 40.000 da California, Cile, Messico e Francia.

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