10 Dicembre
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Consumo di suolo, in Italia legge ferma da anni in Parlamento

Il 5 dicembre scorso si è svolta la Giornata mondiale del suolo. Slogan dell’evento 2020 indetto dalla Fao è stato “Mantieni vivo il suolo, proteggi la biodiversità del suolo”. Meno superfici dedicate all’agricoltura si traducono in meno fertilità dei terreni e in meno cibo; tutto ciò a fronte di una popolazione mondiale in aumento che richiede, al contrario, maggiori derrate alimentari.


In Italia – secondo Confagricoltura – negli ultimi trent’anni si è perso il 20% della superficie agricola utilizzata (SAU) per l’espansione delle città e delle infrastrutture, per il degrado delle aree periurbane e per l’abbandono dei territori collinari e montani, senza dimenticare che il 21% della superficie è a rischio di desertificazione, di cui il 41% nel Mezzogiorno.


L’edizione 2020 del “Rapporto sul consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, a cura dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), mostra chiaramente come l’Italia sia ancora ben lontana dal fermare il consumo di suolo, considerando che se ne perdono due metri quadrati al secondo con coperture artificiali, che corrispondono a circa 16 ettari al giorno a fronte, peraltro, di una popolazione in decrescita, che non ha quindi bisogno di occupare ulteriori spazi.


Questo tipo di utilizzo del terreno contribuisce a renderlo meno fertile, oltre a incentivare pericoli di natura idrica e franosa dovuti al fenomeno dell’erosione e dell’impermeabilizzazione della terra che, secondo Coldiretti, hanno provocato danni per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne con allagamenti, frane e smottamenti.


“Occorre accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo, ormai da anni ferma in Parlamento – afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio”.


I cambiamenti climatici in Itala, secondo l’Ispra, si abbattono su un territorio fragile, con ben 7.275 comuni che hanno parte della superficie in pericolo di dissesto idrogeologico, il 91,3% del totale nazionale. Il risultato è che 7 milioni di italiani vivono in aree a rischio frane, alluvioni ed esondazioni di fiumi, in una situazione di incertezza determinata dall’andamento meteorologico che condiziona la vita e il lavoro.

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