9 Febbraio
mutamenti climatici

Con i mutamenti climatici potrebbe aumentare il mercurio nei pesci

L’aumento delle temperature causato dai mutamenti climatici potrebbe innalzare fino a sette volte il livello di mercurio contenuto nei pesci. È la conclusione alla quale è giunto un team di ricercatori svedesi e statunitensi in uno studio pubblicato sulla rivista Sciences Advances.

 

Il mercurio, l’unico metallo liquido a temperatura ambiente, è stato inserito dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) tra le dieci sostanze più pericolose per la salute dell’uomo perché se ingerito – tipicamente mangiando pesce contaminato – può provocare danni al sistema nervoso, digestivo e immunitario, così come a polmoni, reni, pelle e occhi. Dall’inizio dell’era industriale la concentrazione di mercurio nell’ecosistema si stima sia già cresciuta dal 200 al 500%, soprattutto a causa dell’uso dei carburanti fossili, ma ora potrebbe aumentare di un ulteriore 300-600%.

 

«Con i cambiamenti climatici», ha spiegato Jeffra Schaefer, coautrice dello studio condotto dall’Università svedese di Umeå e ricercatrice della Rutgers University, «ci aspettiamo un aumento delle precipitazioni in molte aree dell’emisfero settentrionale, con un conseguente aumento del deflusso delle acque nei mari. Questo significa che negli ecosistemi costieri, i maggiori luoghi di sostentamento per i pesci che mangia l’uomo, ci sarà un grande rilascio di mercurio: in poche parole, il deflusso porta nei laghi e in mare abbondante materiale organico che favorisce lo sviluppo di particolari tipi di batteri a scapito del fitoplancton».

 

«Quando nelle acque lacustri e marine i batteri diventano troppo abbondanti», spiega l’autore principale della ricerca, Erik Bjorn, «viene favorita la crescita di nuovi tipi di organismi che se ne cibano. Il problema è che l’accumulo di mercurio nella sua forma più tossica (il metilmercurio) a ogni nuovo “gradino” nella catena alimentare aumenta di ben dieci volte».

 

I ricercatori lo hanno scoperto ricreando le condizioni ambientali di un estuario del Golfo di Botnia, nella Svezia orientale, in un edificio di due piani.

 

Secondo lo studio, con un aumento del deflusso delle acque nei mari del 15-30%, previsto nello scenario peggiore dei cambiamenti climatici dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), le concentrazioni di metilmercurio potrebbero aumentare fino al 600% nell’emisfero settentrionale, che sarebbe la parte più colpita nel mondo. In alcune aree come il Mediterraneo, l’Africa meridionale e il Nord America potrebbero invece registrarsi delle diminuzioni.

 

«Questo è uno studio importate», ha aggiunto infine Schaefer, «perché finora non si erano considerati a fondo i cambiamenti nella base della catena alimentare e i collegamenti con l’accumulo del mercurio. Si tratta di risultati sorprendenti».

 

(© Osservatorio AGR)

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