27 Marzo

Vino, oltre confine l’Italia incassa 6,4 miliardi di euro

I dati dell’Osservatorio UIV-ISMEA certificano un aumento delle esportazioni del 3,2% su base annua, un bilancio ancora positivo ma sotto le aspettative.

 

Vini e spumanti crescono all’estero, ma non brillano. L’incasso generato dall’export si è arrampicato fino a 6,4 miliardi di euro negli ultimi dodici mesi (+3,2% sul 2018), mettendo a segno un nuovo primato.

 

Ma si poteva fare meglio – commentano gli esperti – delusi da una dinamica appesantita l’anno scorso dalla caduta dei prezzi internazionali e dal diverso mix delle esportazioni, che ha penalizzato, nella gamma dei prodotti italiani, il segmento “middle price” delle indicazioni geografiche protette.

 

I dati, elaborati dall’Osservatorio del vino di Unione Italiana Vini-Ismea su base Istat, rimettono l’Italia sul primo gradino del podio per quantitativi esportati. Nel complesso si sono sfiorati i 22 milioni di ettolitri, il 10% in più dei volumi 2018. Con le spedizioni di vini comuni, per lo più sfusi, cresciute di un più robusto 18%, a 4,9 milioni di ettolitri, sia pure a fronte di un fatturato alleggerito del 3% su base annua.

 

Anche le bollicine hanno dato un contributo decisivo alle esportazioni vinicole nazionali, ma hanno perso lo slancio degli anni scorsi. I dati evidenziano, per la prima volta, una crescita a una sola cifra, con l’8% in più di spedizioni fisiche, sempre in rapporto al 2018 (in tutto sono andati all’estero 4 milioni di ettolitri), e con un corrispettivo valutario ammontato a quasi 1,6 miliardi di euro (+4,5%).

 

Nel reparto effervescenti non ha deluso il Prosecco, che concentra ormai circa due terzi delle esportazioni della spumantistica tricolore. Il 21% di aumento a volume e il più 16% di incassi – osservano gli analisti – sono dati più che soddisfacenti, peraltro in netta contrapposizione con la dinamica negativa dell’Asti (-10% in quantità e -2% a valore) e del resto delle bollicine a denominazione d’origine.

 

Sul circuito dei vini fermi chiude l’anno in progressione tutto il reparto delle Dop (Doc-Docg), con aumenti del 13,5% a volume e del 9% in valuta, mentre le indicazioni geografiche, come accennato, perdono vistosamente terreno oltre confine, asciugando anche gli introiti, scesi l’anno scorso del 4% nel segmento degli imbottigliati e del 13% in quello degli sfusi.

 

Mezza “torta” dell’export le cantine italiane l’hanno riservata, nel 2019, a tre soli paesi, con più del 50% dei volumi e un assegno che cumula un’analoga incidenza sul fatturato totale.

 

Nel trio di testa la Germania è la prima destinazione per quantitativi, con oltre 6 milioni di ettolitri (+20%), ma sono gli Usa a movimentare i maggiori incassi con un assegno di 1,5 miliardi di euro, cresciuto del 5,4% su base annua.

 

Oltre Atlantico il Prosecco ha messo a segno uno straordinario più 40% (volume), ma a scapito di tutta la gamma delle altre bollicine.

 

In Germania sono gli sfusi a spingere sul pedale dell’acceleratore, con quasi il 40% di progressione nel dato fisico sul 2018, mentre gli sparkling hanno tirato il freno, nonostante l’ulteriore aumento dell’export di Prosecco, chiudendo complessivamente con una perdita reale del 7%.

 

Nel terzo sbocco, costituito dal Regno Unito, l’export, almeno nella dimensione quantitativa, ha tenuto (+1%), ma il giro d’affari ha subìto su base annua una contrazione del 5%.

 

Il dato che ha maggiormente sorpreso gli analisti è tuttavia la frenata degli spumanti, considerando che quello d’oltre Manica è il mercato in cui le bollicine tricolore esprimono i maggiori volumi di esportazione.

 

Per quanto attiene alle altre destinazioni, il bilancio per le cantine italiane è positivo in tutta l’area del Far East, a partire dal Giappone dove il trade agreement con l’Unione europea ha dato un forte impulso alle venditecon incrementi a doppia cifra sia a volume (+18%) che in valuta (+13%).

 

Bene anche le spedizioni in Cina, che per fatturato rappresenta l’11° sbocco commerciale. Gli ultimi dodici mesi hanno lasciato in eredità un più 10% di esportazioni, per un incasso aumentato però di un più modesto 5%.

 

Dietro il mercato del Regno Unito, le destinazioni più redditizie restano Svizzera, Canada e Francia. La top-ten vede al settimo posto il Giappone, seguito nell’ordine da Svezia, Paesi Bassi e Danimarca.

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