6 Novembre

Via libera di Bruxelles all’export di Prosecco rosé

Modificato il disciplinare di produzione. Prevista oltre confine una forte spinta degli ordini, dopo il boom dei vini rosati, il cui consumo nel mondo si è spinto fino a 2,8 miliardi di bottiglie.

 

Con un comunicato dal titolo evocativo “La vie en rose”, il Consorzio di tutela del Prosecco Doc ha annunciato il debutto della tipologia rosé sui mercati esteri.

 

A dare il via libera all’export delle rinomate bollicine nella nuova colorazione è stata la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue, del 28 ottobre scorso, della comunicazione di approvazione di una modifica ordinaria al disciplinare di produzione.

 

Sono circa 20 milioni – spiega il Consorzio di tutela della Doc Prosecco – le bottiglie, in parte già distribuite sul territorio nazionale attraverso i canali della ristorazione e della grande distribuzione organizzata, che potranno adesso raggiungere anche i mercati esteri, dove si prevede una forte spinta degli ordini, considerato il successo che i rosati, ancora più se dal gusto secco e frizzante, stanno riscuotendo in molti Paesi.

 

Per il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti, “il Prosecco rosé si presenta ai nastri di partenza forte di un brand globale in grande crescita sul segmento popular premium. La prospettiva è che possa rappresentare il futuro driver mondiale della tipologia sparkling rosé” segmento che nel 2021 dovrebbe esprimere globalmente una produzione di 160 milioni di bottiglie.

 

Il disciplinare prevede in cantina l’impiego di uve Glera e in una misura compresa tra il 10 ed il 15% di uve Pinot Noir, un mix che dovrà conferire una colorazione rosa tenue brillante. Il Prosecco spumante rosé millesimato, è questa la dicitura che verrà riportata in etichetta, dovrà essere prodotto con almeno l’85% di uve d’annata.

 

Secondo l’Osservatorio Uiv, lo spumante rosato condensa in un unico prodotto le potenzialità di due fenomeni mondiali degli ultimi anni: da una parte gli sparkling, che dal 2002 sono passati da 2 a 3 miliardi di bottiglie consumate nel mondo, e dall’altra i vini rosati. Un comparto, quest’ultimo, che nello stesso lasso temporale, da un volume di 2,2 miliardi di bottiglie si è spinto fino a 2,8 miliardi.

 

Soddisfatto anche il commento di Coldiretti. “L’arrivo della tipologia rosé- scrive l’organizzazione agricola – rappresenta un importante arricchimento per il vino italiano più esportato al mondo”.

 

Quest’anno, l’emergenza Covid-19 e il conseguente impatto negativo sulle vendite horeca (wine bar, ristoranti, hotel e catering) hanno però ridotto le esportazioni di Prosecco, nel bilancio dei primi sette mesi del 2020, del 3% sul base annua, con un incasso sceso a 533 milioni di euro. Una dinamica in netta controtendenza rispetto a quella del 2019, anno che aveva chiuso invece i battenti con un più 16% e un fatturato estero record, superiore al miliardo di euro.

 

La richiesta di modifica al disciplinare di produzione della Doc Prosecco, con l’introduzione della nuova tipologia, era stata inviata dall’Italia a Bruxelles nel maggio scorso, riferisce il Ministero delle politiche agricole. Il sistema coinvolge a livello di denominazione 11.460 viticoltori, 1.192 aziende vinificatrici, 347 case spumantistiche che concorrono al successo di una doc, tutta made in Italy, diventata emblema e indiscussa bandiera nel mondo.

 

Su una produzione di Prosecco complessiva di 486 milioni di bottiglie, circa l’80% prende la via dell’export. “Un tassello importante del nostro made in Italy – ha commentato il ministro Teresa Bellanova – e della nostra forza sui mercati mondiali, che adesso acquista ancora più peso e rilevanza”.

 

In termini quantitativi, l’export nel 2019 ha chiuso a 2,7 milioni di ettolitri dai 2,2 milioni del 2018.

 

Il Regno Unito, con 970.000 ettolitri, mantiene il primato tra i mercati di sbocco davanti agli Usa, che l’anno scorso hanno acquistato oltre 670.000 ettolitri di Prosecco.

 

Nel novero dei principali clienti rientrano anche Francia, Germania, Svizzera e Belgio. Ma le bollicine più rinomate del made in Italy raggiungono ben 160 Paesi, facendo breccia anche in Cina, dove l’anno scorso le spedizioni sono aumentate di oltre il 30%.

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