17 Dicembre

Si chiude un anno positivo per le conserve di pomodoro

L’analisi dell’Anicav. Sul mercato interno le vendite segnano un più 16% in valore, mentre l’export, nei primi otto mesi del 2020, archivia un progresso di oltre il 9%. Cresce l’attenzione del consumatore italiano verso polpe e passate made in Italy.

 

Si è tenuta nei giorni scorsi l’ottava edizione de “Il Filo Rosso del Pomodoro”, l’evento annuale promosso dall’Anicav, l’Associazione industriale delle conserve vegetali, dedicato quest’anno al valore dei dati nella filiera del pomodoro da industria.

 

Il tema – spiegano gli organizzatori – evoca l’importanza di un approccio analitico per la comprensione dei fenomeni in atto, non solo strumentale alle decisioni aziendali ma anche a favore alle istituzioni, quando impegnate in programmi e iniziative a sostegno del comparto.

 

A consuntivo di stagione, la campagna 2020 di trasformazione del pomodoro in Italia, conclusasi il mese scorso, si è rivelata quest’anno piuttosto complessa per il concorso di diversi fattori, osservano gli esperti. Innanzitutto, il gap delle rese industriali che, nonostante le maggiori disponibilità di materia prima, grazie all’aumento degli investimenti nelle campagne italiane, ha obbligato quest’anno le aziende trasformatici a impiegare un maggiore quantitativo di pomodoro per garantire gli stessi (elevati) standard qualitativi del passato. Da rilevare – osservano ancora gli analisti – che nel bacino del Centro-Sud si è avuto anche un significativo calo di resa, in particolare nell’importante areale del Foggiano, in un contesto peraltro di prezzi della materia prima più elevati rispetto alla precedente campagna.

 

L’emergenza Covid-19, che aveva impresso, la scorsa primavera, un forte spinta agli acquisti da parte delle famiglie italiane, ha quasi azzerato gli stock dei formati retail, circostanza che porta a stimare una prevedibile carenza d’offerta da qui al prossimo autunno, anche in considerazione di una forte richiesta dall’estero.

 

L’Italia – ha spiegato Giovanni De Angelis, direttore generale dell’Anicav in apertura dei lavori – si conferma il primo esportatore mondiale di derivati del pomodoro, con circa il 60% delle produzioni di conserve destinate ai mercati esteri. Tra gennaio e agosto di quest’anno, in base ai dati dell’Istat, l’export del settore ha fatto segnare una crescita di quasi 3 punti percentuali a volume, se rapportati allo stesso periodo del 2019, e di oltre il 9% in termini monetari.

 

Lato produzione, l’Italia, che rientra ormai da anni nel club dei big a livello globale, è il terzo produttore di pomodoro da industria, preceduta solo da giganti del calibro di Stati Uniti e Cina.

 

Quest’anno il raccolto nazionale ha coperto una quota del 13% del dato complessivo mondiale e del 53% della produzione europea, con un fatturato stimato sui 3,5 miliardi di euro, di cui 1,8 miliardi derivanti dall’export.

 

A crescere, oltre alle vendite all’estero, sono anche i consumi interni, con il canale della distribuzione moderna (iper, supermercati, libero servizio e discount) che a fine settembre 2020, stando alle rilevazioni della società di ricerche di mercato Iri, ha veicolato un quantitativo, tra passate, pelati, conserve e concentrati, superiore del 9,7% a quello dell’anno scorso, incassando un assegno del 16,4% più elevato, grazie anche a un significativo aumento dei prezzi.

 

A giudizio degli esperti, i dati sulle vendite retail, pur riflettendo una situazione straordinaria legata alla pandemia e all’effetto accaparramento del primo lockdown, dimostrano l’attenzione che il consumatore italiano riserva a tutto il comparto dei derivati del pomodoro made in Italy, affrancato ormai dal ruolo di commodity e percepito e valorizzato, anche all’estero, per i suoi caratteri distintivi.

 

È intervenuta all’evento anche la ministra delle politiche agricole Teresa Bellanova che, ribadendo il carattere strategico del settore, data anche l’elevata propensione all’internazionalizzazione, ha annunciato il finanziamento di un programma di promozione del pomodoro da industria italiano e la prioritaria attenzione del Mipaaf al necessario adeguamento delle reti irrigue.

 

Oltre confine, le principali destinazioni restano Germania e Regno Unito, seguiti da Francia, Stati Uniti e Giappone.

 

L’ombra di Brexit si allunga intanto anche sui derivati del pomodoro, che per effetto di dazi e ostacoli amministrativi e doganali potrebbero subire rincari. Per il momento, polpe e passate rientrano tra i prodotti agroalimentari italiani che oltre Manica hanno registrato i maggiori progressi, spiega la Coldiretti, con un aumento del 14% delle esportazioni in valore nel bilancio dei primi nove mesi dell’anno.

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