10 Dicembre

Riso, invariato il raccolto 2020 nonostante il calo di resa

I danni causati dall’alluvione di ottobre e da alcune grandinate sono stati compensati dalla crescita delle superfici investite. Ente risi pubblica il bilancio preventivo 2020-2021: in forte flessione le scorte.

 

L’Ente risi ha rilasciato nei giorni scorsi il bilancio preventivo sulla campagna di commercializzazione 2020-2021, pubblicando numeri tutto sommato soddisfacenti, al netto dell’impatto dell’alluvione di ottobre sui nuovi raccolti.

 

Un risultato addirittura migliore rispetto alle attese iniziali dei risicoltori, stando ad alcuni commenti, anche se inferiore nei potenziali di resa e non ottimale, considerati anche gli effetti delle grandinate che hanno colpito alcune zone di produzione.

 

L’evento alluvionale di inizio ottobre, che ha danneggiato soprattutto le strutture e gli impianti di irrigazione, oltre allo storico canale Cavour nel Vercellese, ha causato perdite anche ai raccolti, compromettendo l’esito produttivo di alcune risaie nelle aree più colpite, dove i campi sono stati completamente sommersi.

 

Tuttavia, guardando i numeri, è abbastanza evidente che l’inevitabile calo di resa conteggiato dall’Ente risi nei suoi prospetti previsionali non ha avuto ricadute sensibili sul risultato finale, compensato dalla crescita delle superfici investite.

 

In base ai dati ormai definitivi comunicati dallo stesso organismo vigilato dal Mipaaf, la risaia italiana si è estesa quest’anno di un 3% abbondante, raggiungendo la ragguardevole dimensione di 227.319 ettari, spiegano gli esperti.

 

Qualche piccolo effetto si nota invece sul dato riferito al riso lavorato, che sconta evidentemente la previsione di un rendimento industriale meno lusinghiero rispetto alla scorsa campagna.

 

Il dettaglio delle cifre rivela che i risicoltori potranno conferire quest’anno alle riserie un quantitativo pressoché invariato (addirittura in lieve crescita) di prodotto grezzo (risone), stimato in poco meno di 1,47 milioni di tonnellate, escludendo dal computo i reimpieghi per le semine 2021.

 

L’industria, dal canto suo, potrà immettere sul mercato 915.000 tonnellate, circa un migliaio in meno rispetto alla scorsa stagione, potendo però contare su un residuo di magazzino (scorte di riporto della scorsa campagna presso l’industria e gli operatori commerciali) largamente inferiore, con uno stock pari a 172.000 tonnellate, contro le 225.000 di un anno fa.

 

D’atro canto – spiega l’Ente nazionale risi – i trend più significativi della campagna 2019/20, da poco conclusa, evidenziano un collocamento record che ha superato di 33.000 tonnellate (+3%) il primato archiviato nella campagna 2017/18.

 

Particolarmente dinamico, negli ultimi dodici mesi di commercializzazione, il mercato domestico, cresciuto del 10% su base annua e in grande spolvero soprattutto per i risi del gruppo Lungo B, quelli che maggiormente risentono della concorrenza dei paesi asiatici. Va anche rilevato che quest’anno le superfici per queste varietà hanno subìto una contrazione, in misura peraltro piuttosto significativa, comportando un inevitabile calo di produzione (-26% secondo i dati preliminari).

 

L’Ente risi segnala anche un’ottima annata per l’export verso i paesi dell’Unione europea, grazie alla forte richiesta registrata nel pieno della prima ondata dell’emergenza Covid-19, coincisa con la scorsa primavera. L’esigenza di fare scorta con prodotti da dispensa, compresi riso e pasta, nella fase degli acquisti da panico, spiega la performance da record dell’ultima annata, confermata anche da una considerevole risalita dei prezzi.

 

Il fermo Horeca, che ha molto penalizzato altri prodotti di punta del made in Italy, non ha avuto lo stesso effetto depressivo sul comparto risicolo. Ne hanno sofferto solo alcune varietà destinate principalmente alla preparazione del Sushi, in particolare i risi del gruppo Tondo che, in controtendenza rispetto all’andamento generale del mercato, hanno accusato una contrazione dei prezzi.

 

Da circa un mese le quotazioni si sono comunque stabilizzate. In prospettiva, il ritorno al full time, sia pure graduale, di bar e ristoranti, potrebbe ridare un po’ di ossigeno alle quotazioni del Selenio, che con lo stop alle cene fuori casa ha subìto riduzioni a due cifre.

 

In generale, stando al parere degli esperti, non si prevedono ulteriori tensioni, considerati anche gli alti valori attuali, in un contesto di scambi adesso piuttosto lenti e in soprattutto assenza di squilibri delle dinamiche mercantili.

 

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