7 Ottobre

Riso, con grandine e siccità la produzione 2021 cala del 10%

Sostenute le quotazioni di esordio, con prezzi più elevati rispetto all’anno scorso. Coldiretti: nonostante le difficoltà climatiche, l’Italia mantiene la leadership europea nella coltivazione del riso.

 

Le stime di consenso delineano un bilancio negativo quest’anno per i raccolti di riso in Italia. Valutazioni che, in attesa delle indicazioni ufficiali dell’Ente Risi, preannunciano una flessione di circa il 10% rispetto alla scorsa campagna, in un contesto profondamente condizionato dalle anomalie climatiche.

 

Piogge intense e grandinate si sono alternate a fasi di siccità e a picchi di calore in estate, riducendo le rese unitarie e causando perdite irreversibili in alcuni territori vocati.

 

A riferirlo è la Coldiretti Pavia, che ha divulgato nei giorni scorsi la previsione in occasione dell’inizio della campagna risicola, fissata ufficialmente il primo ottobre.

 

Le operazioni di raccolta sono partite quest’anno con un ritardo di 10-15 giorni rispetto ai normali calendari.

 

A Pavia – spiegano gli esperti – la grandine anche quest’anno ha causato perdite piuttosto significative, ma nell’area si segnalano anche problemi di infestanti e attacchi di brusone con danni superiori alla media.

 

Il clima ha favorito l’insorgenza di attacchi fungini anche nei comprensori di Novara e Vercelli, dove i trattamenti hanno contenuto, per quanto possibile, i danni che hanno interessato soprattutto l’apparato fogliare.

 

Va comunque osservato che, nonostante le difficoltà climatiche – spiega la Coldiretti – l’Italia mantiene la leadership europea nella coltivazione del riso. Gli investimenti ammontano a poco meno di 230.000 ettari, coinvolgendo circa 4.000 aziende agricole in grado di produrre 1,5 milioni di tonnellate di risone, pari a circa il 50% dell’intera produzione dell’UE.

 

Il 90% del riso italiano si coltiva nel “triangolo d’ora” tra Pavia, Vercelli e Novara, ma la coltivazione è presente anche in Veneto, Emilia-Romagna e Sardegna.

 

Positive, data anche la scarsità dei raccolti e l’azzeramento delle scorte di vecchia produzione, le proiezioni sull’andamento dei prezzi, con livelli – secondo gli esperti – che copriranno i costi di produzione, preservando i margini operativi dei risicoltori.

 

Le prime contrattazioni hanno premiato soprattutto i risi tondi, largamente impiegati nella preparazione del sushi, con le quotazioni di esordio che anche per altre varietà si sono attestate su livelli superiori a quelli dell’anno scorso.

 

A impensierire gli operatori sono però le sorti della clausola di salvaguardia che scadrà il 18 gennaio prossimo e che potrebbe di nuovo azzerare i dazi sui risi della varietà Indica provenienti da Cambogia e Myanmar.

 

Facilitazioni che Bruxelles non dovrebbe tuttavia concedere a paesi che violano sistematicamente i diritti umani.

 

“È necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori” ha detto il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, nel sottolineare “che dietro gli alimenti, italiani e stranieri in vendita sugli scaffali ci deve essere la garanzia di un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore”.

 

Altro fattore di incertezza è la riforma della Politica agricola comune, con il suo seguito di impegni ambientali che potrebbero alla lunga depotenziare tutto il comparto cerealicolo europeo, aumentando la dipendenza dell’UE dalle importazioni dai Paesi terzi.

 

Resterà ai risicoltori italiani il cosiddetto aiuto accoppiato, legato cioè a specifiche produzioni, una misura a cui gli Stati membri potranno destinare risorse fino al 13% dei pagamenti diretti, quelli cioè concessi sulla base di titoli (diritti) in possesso delle aziende come forma di aiuto a sostegno del reddito.

 

Per affrontare la grande sfida della sostenibilità – osserva il Crea – la ricerca sta studiando soluzioni innovative in grado di contenere gli input chimici e l’impiego di acqua nella coltivazione del riso. La semina in asciutta e il miglioramento genetico vanno in questa direzione, spiega il Consiglio per la ricerca in agricoltura. Soluzioni che consentiranno di aumentare le rese, ridurre l’uso di fertilizzanti e potenziare la resistenza del settore ai cambiamenti climatici, centrando gli obiettivi della strategia Farm to Fork senza penalizzare le aziende sul piano economico e finanziario.

 

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