14 Ottobre

Raccolto 2020 in crescita per il pomodoro da industria italiano

Sfiorato il record di 6 milioni di tonnellate. Positivo il giudizio anche sulla qualità e le caratteristiche organolettiche. Qualche problema solo col packaging.

 

Punta a quota 6 milioni tonnellate il raccolto 2021 di pomodori da industria, di cui l’Italia è il secondo maggiore produttore mondiale dopo gli Usa e davanti alla Cina.

 

Un risultato che alza di circa 500.000 tonnellate la stima di inizio stagione e che suggella il primato tricolore in Europa, grazie anche a una migliore integrazione di filiera e a un dialogo più fluido tra aziende agricole, fornitrici della materia prima, e industria di trasformazione, in un contesto operativo facilitato dal ruolo dell’interprofessione.

 

Le ultime indicazioni di stima fissano l’asticella del raccolto 2021 a 5,9 milioni di tonnellate, in crescita del 14% sulla scorsa campagna, volume che rappresenta un record da almeno quindici anni.

 

Dal resoconto dell’Organizzazione interprofessionale (OI) pomodoro da industria del Nord Italia, illustrato in occasione di un incontro di filiera tenutosi a Parma alla presenza dell’assessore all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna, Alessio Mammi, emerge un quadro più che soddisfacente. Le consegne hanno ormai superato la soglia dei 3 milioni di tonnellate, a campagna ancora in corso, grazie a una resa eccezionalmente elevata di circa 80 tonnellate/ettaro, a fronte di un dato medio quinquennale di 71,3 tonnellate.

 

Un’annata caratterizzata anche da un’ottima qualità organolettica con 4,9 punti di grado brix ed un eccellente risultato in colore.

 

Quanto basta per garantire pagamenti remunerativi alle aziende agricole e buone opportunità di reddito anche alla componente industriale che, su scala nazionale, con le vendite all’estero di pelati, polpe, passate e concentrati avviati al consumo realizza i maggiori fatturati a livello mondiale.

 

Nel Nord Italia le superfici destinate a pomodoro da industria, nel 2021, sono ammontante ad oltre 38.600 ettari, di cui il 70% in Emilia-Romagna. La trasformazione avviene in 25 stabilimenti di lavorazione industriale a cui le aziende conferiscono l’intera materia prima prodotta nell’area.

 

Nel commentare l’esito positivo della campagna, ormai alle battute finali, Tiberio Rabboni, presidente dell’OI, ha segnalato due fattori cruciali: il clima, decisamente favorevole, e l’efficacia dello strumento della programmazione concordata fra le organizzazioni dei produttori e le imprese di trasformazione, che a inizio anno consente alle parti di pianificare i volumi e di fissare i prezzi parametrati a specifici standard qualitativi.

 

Decisivi per la prossima programmazione saranno anche i temi della gestione idrica e del contrasto alle batteriosi.

 

L’adeguamento delle infrastrutture esistenti e la creazione di nuovi invasi, nonché il reinserimento della finanziabilità dell’irrigazione a goccia nell’OCM Ortofrutta (l’organizzazione comune di mercato) – spiega l’OI – serviranno a mettere in sicurezza gli approvvigionamenti irrigui, mentre un protocollo di intesa con la Regione per il finanziamento della ricerca e la sperimentazione favorirà l’azione di contrasto alle fitopatie.

 

Nel suo intervento, l’assessore Mammi ha rimarcato l’importanza del ruolo di coordinamento svolto dall’Organizzazione interprofessionale, confermando l’impegno della Regione nelle politiche a sostegno del settore.

 

Anche nel distretto del Centro-Sud la raccolta procede nel pieno rispetto dei calendari programmati. Le ultime evidenze sul campo hanno dato riscontro di rendimenti al di sopra delle aspettative, grazie al favorevole andamento climatico.

 

È prevedibile che con gli ultimi conferimenti all’industria di lavorazione la campagna chiuda i battenti con un raccolto di 2,9 milioni di tonnellate, a corollario di una stagione che ha registrato solo qualche difficoltà sul piano logistico, per la carenza dei materiali utilizzati nel packaging.

 

Da una ricognizione del World processing tomato council, l’organismo internazionale che riunisce le industrie conserviere, emerge un quadro più che soddisfacente anche nel resto d’Europa. In Spagna, a operazioni ormai concluse in Andalusia, gli analisti confermano la previsione di 3,1 milioni di tonnellate, nonostante le precipitazioni in Estremadura.

 

Invariate le stime anche in Portogallo (1,5 milioni di tonnellate), dove si segnala qualche problema di tenuta qualitativa con l’arrivo delle piogge autunnali. La raccolta ha fatto segnare una momentanea battuta d’arresto, ma è prevedibile che le attività si concludano nel pieno rispetto dei volumi programmati.

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