28 Ottobre
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Prezzi in tensione per i derivati del pomodoro

Campagna commerciale alle prime battute. Gli squilibri associati a una domanda in surplus rispetto all’offerta hanno già portato a rincari tra il 4 e il 16% a seconda delle tipologie di prodotti.  A spingere sono i consumi domestici, in un contesto condizionato da basse scorte e da una produzione sotto le attese.

 

Partenza sprint alla Camera di Commercio di Parma per i derivati del pomodoro. Le quotazioni di apertura della stagione 2020 restituiscono aumenti su base annua tra il 4 e il 16%, a seconda delle categorie a listino. Dinamiche che confermano i nuovi assetti dei fondamentali, in un contesto mercantile caratterizzo da un deficit d’offerta pressoché generalizzato rispetto alle attuali esigenze della domanda.

 

A fornire uno spaccato della situazione è il web magazine Tomato News, portale dedicato al settore dei trasformati di pomodoro, partecipato dall’Amitom, l’Associazione dei produttori mediterranei, e dal World processing tomato council (Wptc), l’organismo internazionale che riunisce i maggiori player industriali del settore.

 

È improbabile, alla luce degli attuali sviluppi del quadro produttivo mondiale, che i raccolti 2020, tenuto conto delle basse scorte ereditate dalla scorsa campagna, siano in grado di soddisfare una domanda al consumo in forte espansione, dopo il boom di acquisti sperimentato nel pieno dell’emergenza della scorsa primavera.

 

Dopo la prima ondata di contagi, che aveva dato un forte impulso alle vendite di trasformati di pomodoro, nel pieno di uno shock da domanda che ha premiato tutte le referenze da dispensa, gli attuali sviluppi della pandemia suggeriscono un percorso analogo nei prossimi mesi. Gli squilibri, abbastanza evidenti per i formati retail, con giacenze in molti casi azzerate (per le latte da 3 kg destinate al circuito dell’Horeca, al contrario, il destoccaggio procede a ritmi decisamente più lenti), avranno un probabile impatto sui prezzi finali, con i rincari che, a detta di alcuni trasformatori, sarebbero anche giustificati da costi industriali tendenzialmente più alti.

 

Le condizioni generali, in ambito nazionale, restano sbilanciate – osservano gli operatori – nell’impossibilità di soddisfare una domanda al consumo in eccesso rispetto alle disponibilità di quest’anno. Il raccolto italiano di pomodori da industria, nel bilancio della campagna 2020, presenta alcuni scostamenti rispetto alle attese iniziali. Con poco meno di 5,2 milioni di tonnellate i quantitativi sono leggermente aumentati a distanza di un anno, anche se in Puglia, il principale bacino di approvvigionamento nell’area geografica del Centro-Sud, il raccolto è stato in parte compromesso da condizioni climatiche avverse, che ne hanno ridotto la qualità e i rendimenti in campagna. Ai ritardi accumulati nel corso delle operazioni di trapianto, causati dall’emergenza coronavirus, si sono aggiunti problemi di approvvigionamento idrico, dopo una prolungata fase siccitosa, e di successiva perdita di produzione, per le intense precipitazioni e le grandinate di agosto.

 

Il risultato è che per alcune tipologie di concentrati i prezzi, in questo avvio di campagna, superano di quasi l’8% le quotazioni di esordio della scorsa stagione, mostrando uno scarto positivo di quasi il 15% rispetto alla media triennale, sempre riferita ai valori di apertura.

 

Tutti gli elementi sembrano insomma confermare un avvio sostenuto per l’intera gamma dei derivati a base di pomodoro, anche se i maggiori costi per l’approvvigionamento della materia prima potrebbero annullare i vantaggi, lasciando sostanzialmente invariati i margini operativi.

 

Il bilancio finale, nel Sud Italia, è negativo, per le difficoltà riscontrate nell’area vocata del Foggiano, cui si accennava. I conteggi portano a stimare, a livello di bacino, un quantitativo attorno ai 2,4 milioni di tonnellate, a cui si aggiunge una produzione finale di oltre 2,7 milioni di tonnellate attribuita ai comprensori del Nord, corrispondenti al 95% del volume contrattato a inizio stagione.

 

Nel resto dell’area mediterranea si segnala un forte calo produttivo nelle campagne spagnole, dove le rese, in un’annata complicata sotto il profilo climatico, hanno subìto quest’anno un taglio di circa il 20%.

 

A livello mondiale, seppure in calo rispetto alle valutazioni iniziali, la produzione di pomodori da industria, secondo gli ultimi conteggi comunicati dal Wptc, si è attestata a 38,5 milioni di tonnellate, mettendo a segno una crescita del 3,1% su base annua. Bene la Cina, con 5,8 milioni di tonnellate, seconda solo alla California, che avrebbe chiuso a quota 10,2 milioni.

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