1 Ottobre

Mele, buone prospettive per export e consumi

Campagna 2020-2021. Le ultime indicazioni in Trentino danno per acquisita una crescita produttiva del 5%. Raccolti in calo del 7% in Alto Adige e dell’8% in Emilia-Romagna. All’estero corre il fatturato, ma scendono i volumi.

 

Parte sotto i migliori auspici la nuova campagna di commercializzazione delle mele. Sul fronte produttivo la situazione al momento è regolare, si registrano danni da grandine relativamente contenuti, ma si diffondono i timori (seppure circoscritti) per la ricomparsa della cimice asiatica, di cui non sono ancora chiari i possibili impatti sul raccolto.

 

La Polonia, che si conferma il maggiore produttore nel contesto europeo, potrà disporre quest’anno di maggiori quantitativi, a detta degli esperti, dopo il magro bilancio del 2019. Le gelate primaverili, che hanno colpito alcune zone vocate del Paese, hanno arrecato tuttavia danni piuttosto estesi, mantenendo la produzione al di sotto del potenziale (si stima di un 10-15%).

 

Un fattore non secondario che avalla la previsione di un sostanziale equilibrio delle dinamiche mercantili, fugando i rischi di un eccesso di offerta sui circuiti europei.

 

Con queste prerogative, si configura uno scenario positivo anche per l’export di mele italiane, che sul piano qualitativo hanno raggiunto quest’anno uno standard decisamente elevato, grazie anche a un calibro superiore alla media.

 

Quanto ai volumi, in Italia il raccolto appare in linea con la scorsa stagione, anche se con andamenti differenziati da zona a zona.

 

Le ultime indicazioni in Trentino danno per acquisita una crescita produttiva del 5%, superiore anche alle previsioni di agosto formulate in occasione dell’annuale appuntamento di Prognosfruit.

 

Segno meno invece in Alto Adige, dove si prevede un calo produttivo del 7%, con prospettive di riduzione anche in altre aree del Paese, sia per effetto dei ricambi varietali in Piemonte, dove i nuovi impianti non sono ancora entrati in piena produzione, sia per le gelate di aprile che in Emilia-Romagna hanno determinato una contrazione produttiva attorno all’8%.

 

Un quadro dunque composito, che porta a valutare attorno ai 2 milioni di tonnellate la produzione nazionale; quantitativo in linea con la scorsa stagione, ma inferiore dell’8% alla media storica quinquennale.

 

Sul versante dei consumi, si temono le ricadute della crisi economica sul potere d’acquisto delle famiglie. Un fattore che contrasta con la dinamica dei prezzi al consumo della frutta, in forte accelerazione, con il comparto che si conferma tra i più “caldi” nel carrello della spesa degli italiani. Ad agosto l’Istat ha certificato un rincaro su base annua di oltre il 7%, ma a giugno si erano toccate punte del più 10%.

 

Alla prima fase di scambio le quotazioni delle mele registrano per quasi tutte le varietà incrementi a doppia cifra, con valori di oltre 60 cent/kg per le Gala e di 0,50 euro per le Golden delicious.

 

Le prospettive appaiono incoraggianti anche sul versante dell’export, con tutto il comparto frutticolo interessato, in Italia è all’estero, da una ripresa dei consumi tra le mura domestiche. Al contrario di altri comparti di punta del made in Italy, tra cui vini e formaggi, l’ortofrutta ha potuto bilanciare le perdite di fatturato nell’horeca con i progressi nel canale off-trade, principalmente attraverso la grande distribuzione e i negozi di vicinato.

 

Oltre confine il bilancio del primo semestre 2020 è positivo nella dimensione del fatturato, con un 7% in più di incassi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ma negativo nelle movimentazioni fisiche, con spedizioni per 473.000 tonnellate, in calo di oltre l’8%.

 

Un fenomeno anche questo ascrivibile a un significativo aumento dei prezzi medi alla frontiera, con rincari – in base ai dati dell’Istat – di oltre il 16% su base annua.

 

La dinamica per volumi restituisce uno spaccato fortemente differenziato a seconda delle geografie di destinazione. Sia in Germania che in Egitto, i due maggiori sbocchi commerciali, si osservano nel semestre incrementi attorno al 16% su base annua. Dopo i forti aumenti del 2019, i dati mostrano, al contrario, un brusco dietro front delle esportazioni di mele italiane in India, in calo del 57%. Ma il segno meno ha riguardato anche le vendite in Spagna, Francia e Regno Unito, in un semestre che ha invece chiuso in positivo nella Repubblica Ceca, dove i volumi sono quasi quintuplicati a distanza di un anno.

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