23 Luglio

La crisi morde anche le filiere agroalimentari

La Commissione europea pubblica lo “Short-term agricultural outlook”. Domanda con il freno tirato per la crisi economica e le perdite di posti di lavoro. Pesa anche il fermo Horeca.

 

Mancano in questa fase ancora troppi elementi per tracciare un quadro previsionale sull’annata 2020. Lo rileva la Commissione europea nello “Short-term agricultural outlook”, il consueto rapporto di previsione di breve termine pubblicato nei giorni scorsi, in cui gli esperti comunitari si mostrano prudenti nel valutare l’impatto della crisi da coronavirus sulle filiere agroalimentari, in un contesto generale di forte incertezza.

 

Dopo il lockdown, imposto nel pieno dell’emergenza, gli operatori della ristorazione e degli altri pubblici esercizi hanno ripreso le attività, anche se non a pieno regime. Ma la domanda – osserva lo studio – non tornerà ai livelli del 2019 nel breve periodo, sia per i limiti imposti dalle norme anti-contagio, sia per la prevedibile riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, correlata alla crisi economica e alla prospettiva di un’emorragia di posti di lavoro.

 

Più in dettaglio, gli esperti comunitari si attendono una riduzione della produzione UE di cereali del 2,7% nella campagna 2020-2021, con 286,3 milioni di tonnellate tra frumenti, mais e grani minori. Una tendenza motivata da una riduzione delle semine a cereali autunnali e da condizioni climatiche negative soprattutto per i frumenti, a causa della prolungata assenza di piogge.

 

Nel comparto bieticolo-saccarifero Bruxelles non si attende grossi stravolgimenti, in previsione di una produzione di zucchero sostanzialmente invariata rispetto alla scorsa stagione, nonostante il taglio del 3% delle semine UE a barbabietola.

 

Si profila al contrario uno scenario di forte crescita produttiva per l’olio di oliva, dopo il bilancio negativo dell’ultima annata. Il buono stato degli oliveti spagnoli porta a valutare quest’anno una crescita della produzione, a livello dei Ventisette, attorno al 20%, in previsione di 2,3 milioni di tonnellate. Meno favorevoli le valutazioni in Italia dove la produzione, contrariamente allo scorso anno, dovrebbe registrare una contrazione dovuta anche all’alternanza dei cicli vegetativi.

 

Relativamente al comparto vitivinicolo, la Commissione europea si limita, in questa fase, a stimare una flessione della domanda interna dell’ordine del 7%, dovuta alle misure anti-Covid che stanno tenendo a freno soprattutto i consumi extradomestici di vini. Di contro, dovrebbe aumentare del 33% la produzione di aceto e grappe, dopo il via libera alla distillazione di crisi, misura adottata anche dall’Italia che per ridurre l’offerta ha introdotto, in aggiunta, un sostegno alla riduzione volontaria della produzione (vendemmia verde).

 

Negativa la stima anche sull’interscambio con i Paesi extra-UE, in previsione di un -7% per l’export vinicolo dei Ventisette e di un calo dell’8% atteso sul versante delle importazioni.

 

Appaiono al contrario positive, se non altro in relazione all’andamento dei prezzi, le prospettive per il comparto ortofrutticolo, con possibili miglioramenti sugli sviluppi mercantili soprattutto per pesche e nettarine.

 

Per quanto attiene al comparto zootecnico, la produzione di latte bovino nell’Unione Europea, grazie soprattutto alle spinte degli allevamenti tedeschi, italiani e spagnoli, dovrebbe sfiorare quota 144 milioni di tonnellate, superando dello 0,7% il dato del 2019. Una previsione che considera l’ottima qualità dei foraggi e l’ampia disponibilità di altri ingredienti di base della mangimistica, reperibili peraltro a prezzi convenienti.

 

Negative le prospettive per la produzione di carne bovina, stimata in calo dell’1,7% nel 2020, in un contesto di debolezza della domanda per la minore richiesta soprattutto sul circuito della ristorazione.

 

La produzione di carni avicole, a fine anno, dovrebbe ridursi del 2%, considerata l’incertezza anche sul fronte delle esportazioni che potrebbero subire una battuta d’arresto.

 

Le carni suine, la cui produzione dovrebbe invece aumentare dello 0,5%, potranno beneficiare di una buona richiesta internazionale, grazie a una domanda robusta soprattutto dalla Cina, mentre è negativa la previsione per il comparto ovicaprino, con prospettive di perdita sia sul fronte della produzione sia dei consumi.

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