28 Ottobre

Il Vigneto Europa recupera, ma resta sotto il potenziale

Vendemmia 2020. La Commissione europea stima nell’Ue una produzione di vini e mosti di 163,6 milioni di ettolitri, in crescita del 4,3% su base annua.

 

La Direzione generale agricoltura della Commissione europea ha diffuso, sulla base dei dati in suo possesso aggiornati al 2 ottobre, la prima stima sulla produzione di vini e mosti nell’Ue per la campagna 2020-2021. Lo rende noto l’Unione italiana vini, confermando, a livello continentale, una vendemmia anche quest’anno al di sotto del potenziale del Vigneto Europa, seppure in aumento rispetto al magro bilancio della scorsa stagione (il 2019/20 ha fatto segnare il terzo peggior risultato, in termini quantitativi, degli ultimi vent’anni).

 

Stando alle prime valutazioni di Bruxelles, la produzione di vino comunitario dovrebbe attestarsi attorno a 163,6 milioni di ettolitri, per due terzi costituiti da vini di qualità, tutelati da un marchio Dop o Igp. Rispetto alla scorsa annata si avrebbe, pertanto, un recupero produttivo dell’ordine del 4,3%, corrispondente a quasi 6,7 milioni di ettolitri in più, considerando i 156,9 milioni certificati dalla Commissione europea nella campagna 2019/20.

 

Il risultato, come accennato, resta però sotto la linea di demarcazione tracciata dalla media storica quinquennale (i conteggi portano a 166,4 milioni di ettolitri) per quasi 2 punti percentuali, che in valore assoluto indicano uno scarto di circa 2,8 milioni di ettolitri.

 

I dati di dettaglio distinti per i principali paesi produttori attribuiscono ancora la leadership europea (e mondiale) all’Italia, con una quota del 28,9% dell’intera produzione dell’Ue, riferisce la rivista spagnola “La Semana Vitivinicola”. Le cantine italiane, tra vini e mosti, dovrebbe contribuire quest’anno all’offerta comunitaria con un quantitativo di 47,2 milioni di ettolitri, in calo dello 0,7% rispetto ai 47,5 milioni di un anno fa e di un più marcato -5% se rapportati alla media delle ultime cinque campagne (49,7 milioni).

 

In territorio d’Oltralpe le indicazioni propendono, invece, verso un recupero dei bassi livelli produttivi della scorsa stagione. L’esito vendemmiale, sempre basato sulle valutazioni preliminari, si aggira in Francia attorno ai 45 milioni di ettolitri, quantitativo che copre un altro 27,5% del totale Ue, in crescita del 6,4% sulla campagna 2019-2020, ma anche al di sopra, sia pure di un più modesto 1,8%, alla produzione media storica degli ultimi cinque anni, posizionata a 44,2 milioni.

 

Sul terzo gradino del podio si conferma la Spagna, che ha comunicato ufficialmente a Bruxelles, all’inizio di ottobre, una produzione vinicola 2020 di 42 milioni di ettolitri tondi, poco più di un quarto (il 25,7% per l’esattezza) del totale comunitario. Un bilancio che, se confermato, porterebbe quest’anno in eredità un quantitativo del 12,6% più elevato rispetto a quello della vendemmia (medio-bassa) del 2019/20, quando si raggiunsero appena 37,3 milioni. Il risultato appare invece grosso modo allineato alla media dell’ultimo lustro, superando l’asticella del dato quinquennale di un solo punto percentuale.

 

L’Ue – spiega la Commissione europea nel Rapporto di valutazione sulle misure della Pac a sostegno del settore vitivinicolo, pubblicato a fine ottobre – mantiene il ruolo di maggiore produttore, consumatore ed esportatore di vino a livello mondiale.  Il consumo interno è in flessione dal 2008, ma le crescenti opportunità sui mercati internazionali hanno consentito il mantenimento di un equilibrio per quanto attiene ai fondamentali.

 

Armonizzando, snellendo e semplificando le procedure e gli adempimenti, i produttori europei sono riusciti – stando agli esiti della valutazione – a incrementare la produzione entro i limiti consentiti dal regime autorizzativo dei nuovi impianti di vite, servendosi anche delle nuove tecnologie. I dati sembrano inoltre confermare il conseguimento dell’obiettivo di rendere i produttori vinicoli dell’Ue maggiormente competitivi, preservando al contempo l’autenticità e le tradizioni della vitivinicoltura europea e rafforzando il suo ruolo sociale e ambientale nelle zone rurali.

 

Il settore necessita invece di ulteriori interventi per migliorare, nelle zone vitate, le capacità di conservazione della biodiversità, garantire la sostenibilità ambientale e ridurre ulteriormente l’uso di sostanze fitosanitarie. La politica vitivinicola dell’Ue – conclude la valutazione – ha accelerato la modernizzazione del settore e assicurato la sua vitalità e competitività internazionale, mostrando tuttavia qualche difficoltà di adattamento alle richieste del mercato, in un contesto in cui la domanda europea e internazionale sembra maggiormente orientarsi verso i vini a bassa gradazione e a favore delle produzioni ecocompatibili.

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