28 Maggio
prezzi

Grano duro, prezzi in tensione e scorte a minimi da dieci anni

A fare il punto della situazione il Durum Days, tradizionale appuntamento sul settore, tenutosi quest’anno in versione digitale

 

Il lockdown ha azzerato i consumi di pasta nel canale Horeca, per la chiusura totale di bar, ristoranti e alberghi, sottraendo, rispetto allo scorso anno, un giro d’affari di 250 milioni di euro.

 

A pagare il conto è stato il sistema industriale, che ha perso 150.000 tonnellate di ordinativi.

 

I dati, illustrati in occasione del Durum Days, tradizionale appuntamento sul settore, tenutosi quest’anno in versione digital nella giornata del 26 maggio, tracciano un quadro comunque in chiaro scuro.

 

Una parziale compensazione alle perdite registrate nel canale extra-door si è avuta infatti sul circuito domestico, supportato dalla straordinaria espansione delle vendite online, con la grande distribuzione e il piccolo dettaglio tradizionale che hanno veicolato, direttamente in negozio e con la formula dell’home delivery, volumi aggiuntivi, rispetto alla scorsa annata, per un controvalore stimato sui 115 milioni di euro.

 

D’altro canto – spiega una ricerca di Areté, società di studi, analisi e consulenza economica nel settore agroalimentare – i consumi di pasta, per “l’effetto dispensa”, che ha scatenato una corsa all’acquisto senza precedenti, hanno registrato tra marzo e aprile incrementi a doppia cifra, se rapportati allo stesso periodo dell’anno precedente, con aumenti anche del 40%. La spinta, figlia dell’emergenza, si è esaurita comunque in poche settimane, con le evidenze di fine aprile che già indicavano un’inversione di tendenza, certificando una contrazione attorno al 10% su base annua.

 

Un altro aspetto da considerare è che almeno l’export ha tenuto il passo, nonostante le strozzature logistiche che hanno causato solo qualche ritardo nelle prime fasi dell’emergenza, successivamente recuperato.

 

In questo contesto, si inseriscono i dati di produzione a monte della filiera, con un output mondiale di grano duro stabile, nella previsione 2020, ma ai minimi da 10 anni. Altro aspetto da considerare è il basso livello delle scorte globali, con un 27% in meno di giacenze rispetto alla scorsa campagna.

 

Dati i fondamentali, i prezzi già in tensione, si manterranno prevedibilmente su livelli elevati, spiega ancora Areté. Gli ultimi dodici mesi hanno decretato un apprezzamento dell’ordine del 25%. Un fattore, quello della migliore rimuneratività anche alla fase agricola, che ha spinto quest’anno gli investimenti in Italia a ridosso di 1,3 milioni di ettari, con una crescita del 6% sulla scorsa stagione. La produzione, stando alle stime, potrebbe spingersi a 4,2 milioni di tonnellate, in previsione di rese stabili. L’unica incognita è il clima, con la siccità che sta causando alcuni problemi soprattutto nelle regioni del Centro-Sud, dove si concentra il grosso della produzione nazionale.

 

Le condizioni di sofferenza in Capitanata, il cosiddetto “Granaio d’Italia”, potrebbero addirittura portare a perdite produttive del 20%, osserva Confagricoltura, che si mostra meno ottimista sull’esito finale del raccolto 2020.

 

Numeri a parte, quello che si profila – spiega l’organizzazione agricola – è un mercato carente sul fronte dell’offerta, in uno scenario, peraltro, che vede crescere in Italia la richiesta di frumento di qualità e di origine nazionale, in linea con l’attenzione crescente da parte dei consumatori verso la provenienza della materia prima e verso prodotti di qualità, di formati speciali e con più alto contenuto proteico.

 

“In tal senso – scrive Agrinsieme, il coordinamento che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari – i contratti di filiera possono e devono essere considerati il perfetto momento di sintesi entro il quale compendiare le diverse esigenze dei vari componenti della filiera, sia in termini di prezzo che di parametri qualitativi”.

 

Resta il tema della dipendenza dall’estero nell’approvvigionamento della materia prima. Dopo l’impennata di arrivi dal Canada, primo produttore ed esportatore mondiale, registrata nel 2019, le importazioni stanno continuando a crescere. Nei primi due mesi del 2020, secondo i dati diffusi dall’Anacer, l’Associazione dei cerealisti, gli acquisti dall’estero di grano duro sono balzati oltre la soglia delle 520.000 tonnellate, facendo segnare una crescita di oltre il 40% su base annua.

Cattolica Assicurazioni Soc. Coop.

codice fiscale/partita Iva 00320160237

Disclaimer IP | Privacy e Cookie policy