27 Settembre

Grano duro, luci e ombre sul raccolto 2019

Produzione italiana in leggera flessione. Italmopa segnala qualche criticità sul piano qualitativo. Torna il segno più sui listini (+15% su base annua)

 

È un bilancio in chiaroscuro quello che emerge dal monitoraggio quanti-qualitativo sul nuovo raccolto nazionale di grano duro.

 

Lo rileva ltalmopa, l’Associazione dell’industria molitoria, che stima sui 4 milioni di tonnellate la produzione italiana 2019, in flessione del 4% rispetto alla scorsa campagna.

 

Il risultato sarebbe essenzialmente riconducibile al taglio delle superfici investite, determinato dalle basse quotazioni internazionali e dalle difficoltà di tenuta dei redditi alla fase agricola.

 

A preoccupare l’utilizzatore industriale non è tuttavia il calo produttivo, largamente atteso, quanto le criticità registrate sul piano qualitativo riguardanti, in particolare, il tenore proteico – il principale parametro di riferimento – e, negli areali del Centro-Nord, l’alterazione cromatica delle cariossidi, causata da alcuni attacchi fungini.

 

Secondo l’analisi Italmopa, il risultato di quest’anno si inserisce in un contesto di generale riduzione della produzione comunitaria e mondiale che ha interessato tutti i principali paesi produttori.

 

Non si prevedono in ogni caso situazioni di squilibrio rispetto ai fabbisogni industriali, con le disponibilità di materia prima che si manterranno nel corso della campagna su livelli complessivamente sostenuti, grazie alle abbondanti scorte di vecchia produzione.

 

L’evoluzione del quadro quantitativo, con la conferma del calo preannunciato dagli analisti, ha comunque modificato gli assetti dei mercati, dando un po’ di impulso ai listini, contrariamente a quanto si sta verificando sul circuito del frumento tenero. Alla Borsa merci di Foggia, piazza di riferimento per tutta l’area del Mezzogiorno, il grano duro, relativamente alle qualità migliori, ha toccato a metà settembre un livello massimo di 260 euro per tonnellata, spuntando oltre il 15% su base annua.

 

Rincari che, a giudizio di Italmopa, stanno alimentando preoccupanti episodi di ritenzione dell’offerta, alimentati da aspettative di ulteriori aumenti di prezzo.

 

Contestualmente, i dati Istat elaborati dall’Associazione nazionale cerealisti certificano, nel primo semestre 2019, un aumento di oltre il 20% delle importazioni di grano duro in Italia, con oltre 1,16 milioni di tonnellate acquistate dall’estero e una spesa di poco meno di 300 milioni di euro.

 

Particolarmente significativa la crescita delle importazioni di grano duro canadese, i cui arrivi ai porti italiani sono aumentati di circa il 70% rispetto alla scorsa campagna.

 

Secondo le stime di Statistics Canada il paese nordamericano, primo produttore ed esportatore mondiale, punta quest’anno a esportare 4,7 milioni di tonnellate (il Nord Africa resta la principale destinazione) potendo contare su una disponibilità, considerando anche le scorte, di 6,7 milioni di tonnellate, comunque in calo del 7% su base annua.

 

Le stime ufficiali rese note dal Ministero dell’agricoltura canadese attestano il nuovo raccolto a 5,1 milioni di tonnellate, contro i 5,7 milioni dell’anno scorso.

 

Quanto all’Europa, le previsioni recentemente aggiornate dal Coceral, organismo europeo di rappresentanza del trade, parlano di un raccolto nell’Ue appena sotto la soglia degli 8 milioni di tonnellate, in calo dell’8,3% rispetto alla scorsa campagna, nonostante un leggero miglioramento delle rese medie unitarie. La tendenza sarebbe pertanto esclusivamente imputabile alla riduzione delle semine 2019, con le superfici investite che da 2,59 milioni di ettari sarebbero scese quest’anno a 2,36 milioni (-9%).

 

Il quadro previsionale illustrato dal Coceral conferma il forte aumento della produzione europea di frumento tenero, con incrementi significativi in Francia, Germania e Regno Unito. Complessivamente si stimano 143,3 milioni di tonnellate a livello Ue, corrispondenti a un aumento di oltre l’11% su base annua.

 

Le valutazioni preliminari indicano un aumento della produzione anche per il mais, con una stima Ue di 61,6 milioni di tonnellate (erano meno di 60 milioni nel 2018).

 

In Italia la previsione è di 6 milioni (-1,6%), in un’annata che ha lasciato il segno meno sui rendimenti in campagna annullando l’aumento delle superfici investite.

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