3 Dicembre

Grano duro, l’Igc taglia la stima sul raccolto mondiale 2020

Previsioni al ribasso. Segno meno in Europa e in Nord Africa, con riduzioni dei raccolti rispettivamente del 3% e del 17%. Ma il Nord America compensa con oltre 6 milioni di tonnellate di grani canadesi (+22%).

 

L’Igc, l’International grains council, ha rivisto al ribasso le previsioni sul raccolto mondiale di grano duro, riducendo la stima di un milione di tonnellate. Il bilancio preventivo redatto dagli analisti britannici fissa il nuovo dato di produzione a 34 milioni di tonnellate, un quantitativo che mantiene comunque uno scarto positivo di circa l’1% rispetto alla campagna 2019/20, riflettendo però andamenti fortemente differenziati in funzione delle aree geografiche considerate.

 

Nell’Unione europea – scrive l’Igc – la previsione sconta una riduzione del 3% del raccolto 2020, una tendenza che è apparsa ancora più accentuata nei Paesi del Nord Africa, dove le indicazioni propendono per una riduzione dell’ordine del 17% sulla scorsa campagna.

 

A compensare le perdite europee e nordafricane sono sia la Turchia che i Paesi del Nord America. Partendo da Ankara, le indicazioni degli analisti portano a valutare quest’anno un incremento dell’8% della produzione. Anche se il fattore di maggiore traino è rappresentato dal raccolto canadese, con Ottawa, primo produttore ed esportatore mondiale di grano duro, che avrebbe realizzato una produzione di oltre 6,1 milioni di tonnellate, in crescita del 22% su base annua.

 

Secondo Statistics Canada, il dato riflette il doppio vantaggio determinato da un forte aumento degli investimenti, con 2,3 milioni di ettari seminati (+16%), e da un decisivo miglioramento di resa.

 

Le esportazioni canadesi dovrebbero mantenersi grosso modo invariate, superando quota 5,3 milioni di tonnellate. In lieve aumento le scorte, a 800mila tonnellate, ma il dato resta sensibilmente inferiore alla media storica, con il 42% in meno di giacenze rispetto alle ultime cinque annate.

 

Crescita a due cifre anche in Usa, dove il Dipartimento dell’agricoltura americano stima una produzione 2020 di 1,9 milioni di tonnellate, il 26% in più rispetto alla scorsa stagione.

 

Considerando anche le scorte, in calo dell’11% su base annua, l’offerta mondiale di grano duro dovrebbe subire una contrazione del 2%, a 42,9 milioni di tonnellate. A fine campagna le giacenze subiranno un’ulteriore flessione, a 7,6 milioni di tonnellate (-15%), toccando il minimo delle ultime sei campagne.

 

Sui mercati internazionali, intanto, le condizioni generali, nei rapporti tra domanda e offerta, restano favorevoli a uno scenario rialzista. Le dinamiche più recenti confermano il trend positivo dei prezzi anche in Italia, con la piazza di Foggia che ha indicato, nei giorni scorsi, il superamento della soglia dei 300 euro/tonnellata per i grani con almeno il 13% di proteine.  I prezzi attuali, rispetto ai livelli di un anno fa, marcano un aumento del 6%, nonostante le pressioni dei grani esteri alle frontiere. Al riguardo, a tutto il mese di luglio i dati Istat, elaborati dall’Anacer, l’Associazione che rappresenta gli operatori commerciali, certificano importazioni per 1,8 milioni di tonnellate, corrispondenti a una crescita del 44%, con forti aumenti soprattutto dai fornitori canadesi. Stessa dinamica per i corrispettivi economici, che ha spinto la spesa per le importazioni di grano duro a 494 milioni di euro, in crescita di quasi il 50% su base annua.

 

Le condizioni di deficit produttivo in Italia – spiega l’Anacer – con il raccolto sceso quest’anno del 20%, conferma la necessità per l’industria alimentare nazionale di importare dall’estero la differenza tra fabbisogni e disponibilità interne, squilibrio che sta alla base dell’impennata delle importazioni dal Canada.

 

Per Coldiretti la spinta viene dall’accordo Ceta, che ha fatto crescere del 96% le quantità importate da Ottawa nei primi sette mesi di quest’anno. In Canada – scrive l’Organizzazione agricola – non vengono rispettate le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale vigenti nel nostro Paese e il grano viene trattato con l’erbicida glifosato in preraccolta, secondo modalità vietate sul territorio nazionale.

 

La presenza sui mercati esteri è vitale per il made in Italy, ma negli accordi di libero scambio – conclude la Coldiretti – va garantita la reciprocità delle regole e salvaguardata l’efficacia delle barriere non tariffarie.

Cattolica Assicurazioni Soc. Coop.

codice fiscale/partita Iva 00320160237

Disclaimer IP | Privacy e Cookie policy