17 Settembre

Consumi alimentari, è boom tra le mura domestiche

Cresce del 9,2% la spesa nel primo semestre 2020, massimo da dieci anni. Spingono proteici, oli e ortofrutticoli. Ma a luglio spunta il segno meno sui consumi di frutta e verdura, mentre i prezzi si impennano.

 

Corre la spesa alimentare delle famiglie italiane nel primo semestre 2020, con un aumento del 9,2% che sancisce la migliore performance degli ultimi dieci anni.

 

Dopo l’andamento stagnante del 2019 (+0,4%), i dati del Panel Ismea-Nielsen pubblicati nei giorni scorsi segnalano progressi per tutte le referenze, con tassi di crescita particolarmente sostenuti per uova, ortofrutticoli e oli vegetali. A tirare la volata sono anche i reparti carni, salumi e lattiero-caseari, in un contesto invece decisamente meno dinamico, ma comunque positivo, per prodotti ittici, acque e bevande analcoliche.

 

Una dinamica eccezionale su cui hanno influito la chiusura forzata dei pubblici esercizi nella fase del lockdown e la debole ripartenza dell’extra-door dopo il fermo horeca.  Significativo anche l’impatto dello smart working, la modalità di lavoro a distanza, che ha frenato il cosiddetto “pret a manger”, vale a dire l’intero circuito alimentare che ruota attorno agli uffici. Il fuori casa ha subìto un drastico calo del giro d’affari a vantaggio del canale retail, principalmente della grande distribuzione, favorendo, almeno nelle fasi iniziali dell’emergenza, anche i negozi di vicinato.

 

Nella competizione tra canali distributivi escono vincenti i supermercati con un market-share del 43% e un incremento delle vendite dell’11,6% rispetto al primo semestre 2019. Positiva anche la dinamica nei discount, che avanzano a un ritmo annuo dell’11,7% e raggiungono un’incidenza del 15% sul valore delle vendite al dettaglio. Tirano il freno, al contrario, gli ipermercati che già prima dell’emergenza Coronavirus mostravano segni di debolezza.

 

A conti fatti – commenta la Coldiretti – nel bilancio di fine anno il lockdown, prima, e lo smart working, dopo, faranno aumentare di 10 miliardi di euro la spesa alimentare nelle case degli italiani, anche se a crescere in questa fase sono soprattutto i canali low-cost.

 

In generale – osserva ancora l’organizzazione agricola – l’aumento degli acquisti domestici non è bastato a compensare il crollo dei consumi alimentari nell’horeca. Bar, ristoranti e pizzerie perdono, nella proiezione di fine anno, 34 miliardi di euro di incassi, nelle città svuotate da turisti e lavoratori. Penalizzati molti prodotti simbolo dell’agroalimentare italiano, dai vini di qualità alle carni, dai salumi ai formaggi, che nel canale extra domestico intercettano importanti volumi d’affari.

 

C’è anche una questione ortofrutta che preoccupa gli operatori. Per il Centro servizi ortofrutticoli di Ferrara, che monitora i consumi con la società di ricerche di mercato Gfk, luglio ha invertito la tendenza positiva del primo semestre mostrando una battuta d’arresto dei consumi. Una flessione che ha riguardato sia i volumi che la spesa, nonostante il fronte aumento dei prezzi associato, almeno in parte, al bilancio negativo dei raccolti.

 

In base ai dati dell’Osservatorio di mercato Cso Italy, gli acquisti di ortaggi si sono ridotti del 3% rispetto a luglio 2019, mentre la frutta ha accusato una flessione del 6%. Male anche l’ortofrutta confezionata, i prodotti di IV gamma e il biologico, con quest’ultimo che ha lasciato sul terreno 8 punti percentuali a distanza di un anno.

 

Quanto ai prezzi, le riduzioni dei raccolti spiegano solo in parte la dinamica inflattiva nel reparto ortofrutticolo. Dietro ai rincari ci sono anche fattori speculativi, rileva la Coldiretti nel commentare i dati sull’inflazione di agosto pubblicati dall’Istat, che mostrano nel food andamenti divergenti rispetto alla dinamica generale. Se i prezzi al consumo registrano infatti una riduzione dello 0,5% su base annua, confermando lo scenario deflattivo innescato dalla crisi, gli alimentari rincarano dell’1,1%, con punte dell’8,1% (il confronto è con i livelli di agosto 2019) per la frutta.

 

Va comunque evidenziato – spiega l’Istat – che i rincari dei beni alimentari mostrano un graduale rallentamento, dopo i significativi rialzi registrati nei mesi del lockdown per la forte richiesta e più alti costi di produzione. Si tratterà di valutare gli effetti della recessione, forse a due cifre, sulla spesa delle famiglie. Il quadro incerto si riflette infatti anche sulla fiducia dei consumatori, che risente principalmente delle attese sulle dinamiche occupazionali.

 

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