9 Aprile

Consorzio Prosecco Doc, produzione e giacenze in equilibrio

Prematura l’adozione di misure limitative dell’offerta. Vendemmia 2020: fertilità inferiore rispetto alla media degli ultimi 10  anni.

Nessun fermo alle attività di imbottigliamento né ritardi sulla tabella di marcia per le operazioni in cantina. Il sistema Prosecco tiene il passo nonostante la gravità della situazione venutasi a determinare con l’emergenza sanitaria da Covid-19.

Alla data del primo aprile 2020 – rende noto il Consorzio Prosecco Doc – la produzione disponibile della denominazione d’origine assomma a 2.217.000 ettolitri. A questo quantitativo si aggiunge la quota della vendemmia 2019 stoccata, per un ammontare di 550.000 ettolitri.

 

La situazione attuale sarebbe insomma in linea con le stime pluriennali elaborate dal Consorzio in tempi non sospetti, che prevedono una disponibilità di Prosecco Doc, ante emergenza sanitaria, sufficiente ad arrivare a congiuntura con la prossima vendemmia. La possibilità, eventuale, di attingere alla produzione in giacenza consentirebbe, inoltre, di allungarsi a tutto il 2020.

L’esigenza di chiarire la situazione con dati certificati sulle effettive disponibilità in cantina è un chiaro monito rivolto a chi, in questo momento, diffondendo notizie infondate, potrebbe puntare a ottenere ingiustificati vantaggi economici, riporta una nota del Consorzio.

“Attenzione alle voci messe in circolo da alcuni operatori – ammonisce il Presidente Stefano Zanette – che dipingono scenari drammatici al solo fine di spuntare condizioni commerciali a proprio vantaggio e a danno del sistema”.

 

In altre parole, per quanto attiene alla Doc Prosecco, si ritiene sia prematuro adottare misure limitative dell’offerta sia relative alla produzione 2019 che a quella 2020, a meno che, sulla base di dati oggettivi, nei prossimi mesi la situazione non peggiori tanto da richiedere un intervento di riequilibrio delle dinamiche mercantili.

“Si consideri – spiega ancora Zanette – che il Consorzio dispone degli strumenti previsti dalla normativa vigente con i quali eventualmente intervenire al fine di perseguire l’equilibrio di mercato, obiettivo principale a cui tendere, specie in situazioni come questa”.

Sulla vendemmia 2020 le previsioni anticipano una fertilità inferiore rispetto alla media degli ultimi 10 anni, ma diverse altre variabili potrebbero ancora intervenire da qui a settembre.

 

Nell’emergenza, il sistema vitivinicolo italiano, tenuto conto del prevedibile impatto negativo del Covid-19 sul consumo di vini e spumanti, necessita di un sostegno economico calibrato sulle aziende maggiormente colpite dal calo delle vendite. Le misure – riferisce il Consorzio – dovranno inoltre favorire il contenimento produttivo, soprattutto nelle situazioni aziendali e territoriali di maggiore sofferenza, a partire dalle uve e dai vini di minor pregio.

 

Fuori dal distretto Prosecco, si moltiplicano nel frattempo le proposte anti-crisi, per lo più indirizzate a contrastare la carenza di liquidità delle aziende e a ridurre la massa d’offerta.

La Cia Piemonte, nei giorni scorsi, in un documento condiviso con le sezioni provinciali, ha proposto l’attivazione della vendemmia verde e della distillazione facoltativa per alleggerire la produzione 2020 e le giacenze in cantina.

Nell’ambito dell’organizzazione comune di mercato la Cia propone di dirottare i fondi pubblici a sostegno degli investimenti in aiuti allo stoccaggio privato, a favore soprattutto delle piccole e medie imprese.

Un sostegno potranno offrirlo anche nuovi accordi commerciali tra Stati e iniziative di promozione. Un percorso suggerito anche dal Consorzio del Prosecco Doc per sopperire alla carenza di investimenti nella fase post emergenza, nell’esigenza di rilanciare le esportazioni in un contesto di prevedibile inasprimento della concorrenza internazionale.

 

La crisi, stimano i consorzi di tutela dei vini veneti, per l’assenza del canale horeca (hotel, ristoranti e catering) e per il brusco stop delle esportazioni, ha già tagliato le vendite di vini del 30-40%.

Secondo la Coldiretti, sono a rischio crack quasi 4 cantine su 10. Senza vendite – scrive l’organizzazione agricola – le aziende non riusciranno a far fronte ai pagamenti, né a finanziare il ciclo produttivo, se non con apporti massicci di liquidità sotto forma di prestiti a lunga scadenza.

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