10 Dicembre

Clima e infestanti frenano la produzione di riso in Italia

L’Ente nazionale risi stima un raccolto di 1,46 milioni di tonnellate, in calo del 4,1% rispetto alla scorsa campagna. Migliora il rendimento alla lavorazione industriale.

 

Segno meno per il raccolto nazionale di risone nella campagna 2021/22. Lo riferisce l’Ente nazionale risi (Enr) che ha pubblicato nei giorni scorsi il bilancio preventivo di collocamento per la nuova annata, stilando anche il preconsuntivo degli ultimi dodici mesi di commercializzazione.

 

A detta dei tecnici, sono diversi i fattori che hanno ostacolato quest’anno le operazioni in campagna. Innanzitutto le condizioni climatiche non sempre favorevoli che hanno determinato perdite anche significative a seguito di grandinate e situazioni di difficoltà gestionali per la diffusione di funghi e di erbe infestanti. Ma a compromettere le rese si è aggiunta, in alcuni territori, anche la siccità che ha colpito le zone più vulnerabili alle condizioni di deficit idrico, quest’anno piuttosto gravi per la prolungata assenza di piogge e le alte temperature estive.

 

Nel complesso, stima l’Enr, la produzione nazionale di risone, considerando anche i volumi destinati ai reimpieghi per le semine 2022, si è attestata a 1,46 milioni di tonnellate, un volume in calo del 4,1% rispetto alla scorsa stagione.

 

I diversi gruppi varietali hanno mostrato andamenti differenziati.  Per i Tondi, in cui rientrano le varietà come il Selenio destinate alla preparazione del sushi, il taglio degli investimenti ha determinato una perdita produttiva di quasi il 15%, con meno di 400.000 tonnellate valutate in termini di riso greggio. Al contrario, è aumenta la produzione del Lungo B, per lo più destinato all’esportazione. In questo caso gli esperti dell’Ente risi prevedono un aumento del raccolto del 10%, per un quantitativo di circa 340.000 tonnellate. Perdono poco più di 3 punti percentuali, invece, i Medi e i Lunghi A. Si tratta in questo caso di varietà essenzialmente destinate al mercato interno, con i risi Japonica che fanno la parte del leone. La produzione non è arrivata neanche a 730.000 tonnellate, che in termini di riso lavorato si traducono in un quantitativo di circa 430.000.

 

Da rilevare che, nonostante le difficoltà nella gestione agronomica, la produzione ha tenuto sul piano qualitativo. Un elemento sicuramente incoraggiante è dato da un rendimento alla lavorazione industriale migliore rispetto a quello della scorsa campagna. Un fattore che ha limitato la perdita di risi lavorati al 2% circa, in previsione di una produzione complessiva stimata in oltre 903.000 tonnellate.

 

Si ricorda che la superficie a riso nel 2021 si è ridotta di appena lo 0,1% rispetto all’anno scorso, ma la flessione è stata piuttosto accentuata per i Tondi (-13,4%) e per i risi Medi (-20,7%). Al contrario sono aumentate di quasi il 17% le superfici destinate ai Lunghi B e del 3% quelle del gruppo varietale Lungo A.

 

In relazione ai consumi, basandosi sul bilancio preventivo dell’Ente risi il collocamento dovrebbe segnare, nella campagna di commercializzazione 2021/22, un aumento di quasi il 2%, grazie al buon andamento delle vendite sia sul mercato interno che all’estero.

 

Le scorte sono date invece in flessione di oltre il 7%, in previsione di giacenze finali presso i produttori e gli stabilimenti industriali di 177.000 tonnellate scarse.

 

È prevedibile che alle attuali condizioni di mercato, decisamente favorevoli, gli investimenti possano registrare un aumento nel 2022, seppure in un contesto di incertezza legato alla nuova Pac.

 

L’interesse all’acquisto è confermato da un volume di trasferimenti alle riserie, basandosi sulla fotografia al 23 novembre (la più aggiornata), di oltre 482.000 tonnellate di risone, in aumento del 9% rispetto al dato di un anno fa.

 

I livelli attuali dei prezzi mostrano rialzi piuttosto evidenti per quasi tutte le varietà, con un ottimo avvio di campagna soprattutto per Carnaroli, Vialone Nano e Selenio, ma con valori altrettanto elevati, anche rispetto alla media storica, per i Lunghi B, grazie a una forte richiesta dall’estero.

 

Nell’Unione europea, secondo i calcoli di Bruxelles, la produzione di riso lavorato nella campagna 2020/21, ormai conclusa, si è attestata attorno a 1,68 milioni di tonnellate, confermando sostanzialmente i livelli dell’anno precedente.

 

Nell’UE la coltivazione del riso coinvolge una superficie di 415.000 ettari, di cui l’Italia, leader a livello continentale, detiene una quota del 55%. Significativo anche il ruolo della Spagna, con un altro 25% di incidenza, seguita da Grecia e Portogallo e a distanza dalla Francia. Un contributo, seppure residuale, lo apportano anche alcuni paesi dell’Est europeo, rappresentati nell’ordine da Bulgaria, Romania e Ungheria.

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