8 Gennaio

Brexit, l’accordo salva l’export agroalimentare italiano

Trattative chiuse in extremis. Scongiurati dazi e contingenti, ma l’UE e il Regno Unito saranno due spazi separati dal punto di vista normativo e giuridico e non mancheranno gli ostacoli agli scambi di beni e servizi

 

Seppure in extremis l’accordo c’è stato e non era affatto scontato. Londra e Bruxelles si sono lasciati alle spalle la Brexit al termine di un estenuante negoziato, fissando i punti salienti di un’intesa su cui ci sarà ancora molto da lavorare, ma se non altro scongiurando un «no deal» che avrebbe compromesso i rapporti istituzionali e le relazioni commerciali reciproci.

 

L’accordo sugli scambi e la cooperazione tra l’UE e il Regno Unito getta le basi per un nuovo partenariato economico e sociale, si spera duraturo. Dispone innanzitutto l’assenza di tariffe e contingenti su tutte le merci, purché conformi alle regole in materia di origine, e garantisce la parità di trattamento, mediante la salvaguardia di livelli elevati di protezione in ambiti quali la tutela ambientale, la lotta contro i cambiamenti climatici, i diritti sociali e del lavoro, la trasparenza fiscale e gli aiuti di Stato.

 

L’agroalimentare, insieme al chimico e al tessile, sarebbe stato uno dei settori, tra quelli italiani, maggiormente penalizzati da una hard Brexit, la soluzione «dura», priva cioè di un accordo, che avrebbe introdotto l’applicazione di dazi secondo le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio sia per le merci britanniche spedite nell’UE sia per quelle dei Ventisette inviate oltre Manica.

 

Tutto questo, ovviamente, non impedisce che vi saranno cambiamenti, anche significativi. Il Regno Unito, a partire dal 1° gennaio 2021, è ufficialmente fuori dal perimetro del mercato unico e dell’unione doganale dell’UE e con l’uscita cessa la libera circolazione reciproca di persone, merci, servizi e capitali.

 

Ma il grande tema resta, come accennato, la parità delle condizioni, unica garanzia per evitare che si creino distorsioni sul piano concorrenziale. Eventuali norme meno restrittive di quelle dell’UE, per esempio in campo fitosanitario o in materia di benessere degli animali, comporterebbero un danno ai Ventisette e arrecherebbero un vantaggio agli esportatori anglosassoni.

 

Ma c’è una clausola di salvaguardia, inserita nel capitolo dell’accordo dedicato alla governance: nell’ipotesi, infatti, che una delle due parti faccia uso della propria autonomia normativa per concedere sovvenzioni sleali o creare distorsioni della concorrenza sarà possibile adottare misure ritorsive settoriali a garanzia di un riequilibrio dei rapporti competitivi.

 

Per Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, è sugli adempimenti burocratici che si dovranno concentrare le attenzioni, dal momento che, «secondo le cifre fornite dal governo di Londra, le importazioni di merci dalla UE richiederanno la presentazione di 215 milioni di dichiarazioni doganali, circa 600.000 al giorno».

 

Significativo l’impatto sui costi, con aggravi valutati tra il 4 e il 10%. Tuttavia – osserva ancora Giansanti – l’avere fugato dazi e quote di importazione rappresenta, di per sé, un grande successo. Con l’uscita senza accordo, come indicato dalla Commissione europea, le esportazioni della Ue di carni bovine e suine, prodotti lattiero-caseari, cereali e zucchero sarebbero state gravate, oltre Manica, da tariffe fino al 50%.

 

Per l’Italia un non accordo avrebbe significato mettere in pericolo un fatturato di 3,4 miliardi di euro, corrispondenti al valore attuale delle esportazioni agrifood dirette a Londra.

 

Soddisfatto anche il commento di Coldiretti: «È stato evitato l’arrivo di dazi e ostacoli amministrativi e doganali alle esportazioni made in Italy» ha detto il presidente Ettore Prandini – nel precisare che nell’agroalimentare le vendite verso Londra hanno registrato quest’anno un aumento, in controtendenza rispetto al crollo generale a spese degli atri comparti produttivi.

 

Secondo Cia-Agricoltori Italiani occorre adesso mantenere una stretta vigilanza sulla governance dell’accordo. Un’attenzione particolare – spiega l’organizzazione agricola – dovrà essere riservata agli aiuti di Stato e alle normative in campo fitosanitario e ambientale, per scongiurare ripercussioni economiche a scapito dei Ventisette ed evitare danni futuri alla libera e leale concorrenza.

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