29 Dicembre

Asti spumante e Moscato in buona salute

Nonostante il calo delle vendite sul mercato domestico, le esportazioni, soprattutto nel continente americano, hanno consentito a fine ottobre un aumento complessivo di 6,6 milioni di bottiglie rispetto allo stesso periodo del 2019

 

La pandemia frena le vendite di Asti spumante sul mercato interno, ma il calo è compensato dalle brillanti performance all’estero, in particolare sui mercati di Russia, Stati Uniti, Germania e Regno Unito. Anche per quanto riguarda il Moscato d’Asti si conferma la frenata dei consumi in Italia, mentre dall’estero arrivano ottime notizie: il mercato migliore è quello americano, che fa segnare un importante aumento tendenziale del 40% rispetto allo scorso anno.

 

Complessivamente, a fine ottobre le vendite, sulla base di dati ufficiosi, fanno segnare un aumento di 6,6 milioni di bottiglie rispetto allo stesso periodo del 2019. L’Asti aumenta i volumi di 1,3 milioni di bottiglie, mentre il Moscato d’Asti registra un + 5,3 milioni di bottiglie (+25% rispetto al 2019), con le Americhe primo mercato, pari a circa il 75% del totale commercializzato.

 

Quest’anno si è completato il processo di revisione dei disciplinari di produzione: oltre alle tradizionali denominazioni Asti e Moscato d’Asti, ora gli imbottigliatori possono produrre il vino aromatico con le definizioni demi sec, secco/dry ed extra dry, brut, extra brut, brut nature o pas dosé.

 

«Abbiamo codificato metodi di produzione che favoriscono la diffusione dell’Asti Spumante in tipologie diverse dalla versione più conosciuta “dolce”, con l’obiettivo di andare incontro a un gusto sempre più differenziato dei consumatori» spiega Romano Dogliotti, viticoltore e vinificatore in Castiglione Tinella (Cuneo), presidente del Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti Docg.

 

Novità importanti, nell’ambito del Consorzio, anche per quanto riguarda la guida dell’organismo di tutela: a inizio giugno, dal Consorzio del Brunello di Montalcino è arrivato il nuovo direttore Giacomo Pondini, 44 anni, toscano, forte di un percorso formativo fortemente indirizzato al contesto internazionale. Laureato in scienze politiche con indirizzo internazionale, un master in Carriere diplomatiche e Organizzazioni internazionali, dopo un incarico nell’aerea commerciale all’Ambasciata italiana in Namibia all’inizio degli anni Duemila, Pondini è entrato nel mondo dell’enogastronomia ricoprendo vari ruoli in aziende vitivinicole nella zona del Chianti per poi approdare al Consorzio del Morellino e, in seguito, a quello del Brunello.

 

L’andamento commerciale incoraggiante e un’annata interessante dal punto di vista climatico-produttivo hanno fatto sì che per l’ultima vendemmia sia stata confermata la resa a ettaro del 2019: 90 quintali di uva, oltre a 10 quintali di riserva, stoccati e pronti per essere utilizzati in caso di comprovate necessità commerciali derivanti da un auspicato aumento delle vendite.

 

I 4.000 viticoltori che conducono 9.700 ettari di vigneti nei 52 comuni dell’area di produzione delle province di Alessandria, Asti e Cuneo guardano al futuro con cauto ottimismo.

 

«Vogliamo lavorare per far conoscere la denominazione, cercando di internazionalizzare le vendite recuperando la fiducia dei consumatori italiani» dichiara Stefano Ricagno, vicepresidente di parte agricola del Consorzio dell’Asti. «Abbiamo impostato un programma di valorizzazione dell’area di produzione, che per la maggior parte ricade nel territorio che ha ottenuto il riconoscimento dell’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, dedicando all’Asti le principali rotonde stradali di accesso ai nostri vigneti. Abbiamo inoltre consolidato una collaborazione con lo chef Alessandro Borghese – aggiunge Ricagno – che ci ha aiutati a declinare nuove occasioni di consumo per l’Asti e il Moscato d’Asti: è una campagna che intendiamo continuare, augurandoci che possa produrre buoni frutti».

 

Il Consorzio dell’Asti, intanto, si avvia al rinnovo delle cariche: in base alle intese alla presidenza, dopo un esponente della parte agricola, arriverà un rappresentante degli industriali. «Cambierà la presidenza – dichiara il vicepresidente del Consorzio Flavio Giacomo Scagliola – ma non cambierà la linea: continueremo a concentrarci sulla qualità, sulla tutela della produzione e sulla diffusione del consumo, per far crescere un territorio unico, fonte di lavoro e di ricchezza per migliaia di famiglie».

Cattolica Assicurazioni S.p.A.

codice fiscale/partita Iva 00320160237

Privacy e Cookie policy