5 Aprile
imprese & mercati

Vino bio italiano, la crescita continua

Prosegue la corsa del vino biologico italiano. Negli ultimi sei anni la viticoltura bio italiana è infatti più che triplicata, con una superficie pari al 12% dei terreni totali occupati da vigneto e un’incidenza ancora più elevata nel Centro-sud, per una produzione complessiva stimata di circa 5 milioni di ettolitri.

 

Nel 2017 però, secondo i più recenti dati Sinab, l’incremento delle aree vitate bio è stato soltanto del 2% della superficie totale (inclusiva dei vigneti in conversione), da 103.000 a 105.000 ettari e di circa il 7% di quella effettiva, da 66.000 a 70.000 ettari.

 

Il rallentamento nel tasso di crescita è dovuto essenzialmente alla Sicilia, che pur restando di gran lunga la regione con il maggior vigneto bio ha visto calare da 39.000 a 36.000 ettari la superficie vitata bio. Al contrario, forti progressi vengono dal Centro-nord, dove questa pratica ha avuto uno sviluppo ritardato: le superfici bio di Umbria, Trentino Alto Adige, Lazio ed Emilia Romagna risultano tutte in crescita di oltre il 20%.

 

L’Italia conferma il suo ruolo di protagonista del settore: nel 2017 le vendite nella grande distribuzione, il canale che più di recente ha introdotto il vino biologico, hanno raggiunto 22 milioni di euro, con un incremento del 41% rispetto al 2016.

 

Il successo di mercato del vino bio testimonia un mutamento significativo nell’approccio del consumatore, oggi più informato e sensibile alle tematiche della salute, dell’etica del lavoro e della salvaguardia dell’ambiente.

 

E a proposito di quest’ultimo tema, una questione importante e di attualità è quella dell’utilizzo del rame come prodotto fitosanitario.

 

Proprio a causa dell’impatto ambientale di tale sostanza, la normativa europea che regola l’agricoltura biologica aveva già posto un limite al suo utilizzo, pari a 6 kg/ettaro all’anno. Il recente regolamento UE n. 1981/2018 ne ha però ulteriormente ridotto l’impiego a partire dal 1° gennaio scorso, fissando un limite di 4 kg/ettaro all’anno, con la possibilità di ridurre o aumentare la dose secondo le annate, ma nel limite complessivo massimo di 28 kg/ettaro nell’arco di 7 anni.

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