20 Febbraio
imprese & mercati politiche

Una proposta per contrastare il caporalato

Il caporalato in agricoltura, invece che ridursi, appare purtroppo in espansione. Attualmente viene stimata la presenza nel nostro Paese di circa 680.000 migranti privi di documenti, il doppio rispetto a cinque anni fa.

Una parte consistente di questi cittadini stranieri è a rischio di grave sfruttamento lavorativo in ambito agricolo. Sfruttamento che si riflette anche sulla competitività delle imprese che rispettano le regole e sulle condizioni di lavoro di chi non è migrante.

Tra le cause di questo triste fenomeno, esteso ormai a buona parte delle regioni italiane, vi è la difficoltà di reclutamento della manodopera stagionale, in un quadro dove l’incrocio domanda-offerta di lavoro vede i Centri pubblici per l’impiego ormai contare poco o nulla e le aziende agricole costrette così a trovare soluzioni alternative.

Oggi l’assunzione di un operaio stagionale in agricoltura richiede lo stesso numero e la medesima tipologia di adempimenti del reclutamento di un lavoratore fisso, caricando l’imprenditore di oneri burocratici e di costi di gestione che spesso non risultano compatibili con le caratteristiche organizzative e le capacità economiche aziendali.

Per contrastare l’espansione del caporalato in agricoltura, la Fondazione «Osservatorio Agromafie», insieme a Coldiretti e Anci (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) hanno presentato nei giorni scorsi una proposta per migliorare la disciplina e la gestione del lavoro stagionale, al fine di assicurare condizioni di lavoro dignitose e legali, e, al tempo stesso, di consentire alle imprese agricole di sostenere la concorrenza internazionale.

La proposta intende rafforzare il sistema esistente utilizzando gli strumenti di programmazione e definizione delle quote di ingresso per lavoro stagionale e contribuire a una definizione puntuale del fabbisogno di lavoro stagionale (non solo in agricoltura) attraverso una previsione specifica per aree determinate e collegarlo ad altre richieste di lavoro stagionale, nella stessa area o in aree vicine, in maniera da assicurare una continuità del rapporto lavorativo del dipendente stagionale.

Inoltre viene ritenuto fondamentale far emergere le situazioni di marginalità (irregolarità) e lavoro nero partendo dalle condizioni di vulnerabilità e precarietà attualmente riscontrate.

Allo stesso modo è considerato necessario promuovere interventi atti a contrastare la presenza del caporalato e volti a sostenere i lavoratori stagionali in varie sfere (dal trasporto all’alloggio) da realizzarsi sotto la regia dell’ente locale e con il supporto delle realtà del terzo settore.

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