20 Maggio
Coronavirus politiche

Una nuova Pac più attenta al settore apistico

In occasione della Giornata mondiale delle api, istituita dall’Onu nel 2018 e svoltasi quest’anno il 20 maggio scorso, Unaapi (Unione nazionale associazioni apicoltori italiani) e Beelife (coordinamento apistico europeo) hanno divulgato una serie di proposte concrete a nome degli apicoltori, che pongono le api e tutti gli impollinatori al centro della futura politica agricola comunitaria.
Le proposte, sotto il nome “Una Pac per gli impollinatori”, seguono una logica che si sviluppa su tre linee di intervento: 1) precauzioni, sinergie e attenzioni specifiche per gli impollinatori in ogni indirizzo, attività e azione della nuova Pac; 2) contributi concreti, incentivi secondo eco-schemi specifici e innovativi, destinati agli agricoltori con l’obiettivo di invertire il trend di perdita di biodiversità entomologica; 3) monitoraggio concreto, tramite le api, dell’efficacia, dal punto di vista della sostenibilità ambientale, delle pratiche agricole adottate.
La Giornata è stata anche l’occasione per riflettere sulle potenzialità dell’apicoltura in Italia, da anni in crisi per il continuo ridursi delle produzioni di miele, ma sempre più essenziale per l’insostituibile funzione impollinatrice che le api sono chiamate a svolgere negli ambienti rurali, naturali e urbani.
Gli apicoltori censiti in Italia sono attualmente circa 60.000, detengono un patrimonio di alveari in continua crescita che, nonostante le numerose avversità, nel 2019 ha raggiunto 1.800.000 unità, capaci di generare 2 miliardi di euro di valore della produzione delle colture di interesse agroalimentare e dei servizi ecosistemici.
Quest’anno la produzione di miele made in Italy risulta fortemente compromessa dall’andamento climatico avverso che, con una grave siccità, ha finora ridotto le fioriture e stressato le api. 
L’inverno mite e una primavera segnata da gelate, sottolinea Coldiretti, hanno creato in molte regioni gravi problemi agli alveari con le api che non hanno avuto la possibilità di raccogliere il nettare. Il poco miele che sono riuscite a produrre viene ora utilizzato dagli stessi insetti per sopravvivere, anche se non mancano lungo la Penisola situazioni più positive rispetto al 2019.
Il raccolto 2020 rischia di essere anche peggiore di quello dello scorso anno, quando la produ­zione nazionale fu di appena 15 milioni di chili a fronte di un quantitativo importato pari a quasi 25 milioni di chili, per il 40% dall’Ungheria e oltre il 10% dalla Cina, col risultato che quasi 2 barattoli di miele su 3 venduti nel nostro Paese sono risultati stranieri.

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