6 febbraio
imprese & mercati

Tornano i dazi sul riso asiatico

La decisione vale per i prossimi tre anni. I dazi saranno di 175 euro/t il primo anno per calare poi a 150 e 125. Rimane il timore per possibili accordi futuri, in particolare con la Tailandia

 

Nelle scorse settimane la Commissione europea ha adottato il regolamento di esecuzione che ripristina il dazio da 175 euro alla tonnellata sul riso Indica lavorato e semilavorato proveniente da Cambogia e Birmania. Si conclude così con una vittoria, anche se certo non definitiva, la battaglia condotta in prima fila dall’Italia contro le importazioni a dazio zero dai due Paesi asiatici.

 

La decisione dell’Esecutivo Ue è arrivata dopo una richiesta presentata dall’Italia nel febbraio 2018 e un’indagine condotta in Spagna e Italia. L’indagine concludeva che, come sostenuto dal nostro Paese con l’appoggio di tutti gli altri produttori UE (Spagna, Francia, Grecia, Portogallo, Romania, Bulgaria e Ungheria), le importazioni a dazio zero dai due Stati asiatici, legittimate dal regime di preferenza commerciale UE per i Paesi più poveri, tra il 2012 e il 2017 hanno portato serie difficoltà al settore risicolo europeo in termini di calo dei prezzi, della quota di mercato e della produzione.

 

Il ritorno dei dazi sul riso cambogiano e birmano durerà 3 anni, con possibilità di prolungamento se le condizioni non migliorassero ed è regressivo (175 euro/tonnellata il primo anno, 150 il secondo, 125 il terzo).

 

Anche se le richieste italiane puntavano a un dazio integrale per tutta la durata della misura, si tratta comunque un risultato che solo l’anno scorso sembrava impossibile.

 

Comprensibile la soddisfazione di Paolo Carrà, presidente dell’Ente nazionale Risi: «Ancora una volta la filiera risicola nazionale, con l’indispensabile attività del Mipaaft e del Mise, ha saputo dimostrare quella compattezza e quella autorevolezza che già in altre occasioni le hanno permesso di essere vincente a Bruxelles».

 

Secondo Carrà «la Commissione, con questa insperata e da molti ritenuta impossibile decisione, ci dà la possibilità di recuperare quote di mercato di riso Indica. Ringrazio il ministro Centinaio che in questi mesi ha concretamente dimostrato la sua vicinanza al settore e gli uffici dell’Ente Risi che hanno supportato con le necessarie informazioni tecniche e di organizzazione di mercato le istanze della filiera».

 

In effetti si tratta della prima volta che l’UE adotta una misura del genere, che tuttavia non va interpretata come un radicale ripensamento della dottrina in fatto di politiche commerciali che essa persegue. La strategia di espansione UE della ragnatela di accordi commerciali non solo non cambia, ma potrebbe anzi subire un’accelerazione anche in virtù della crisi di identità americana, soprattutto verso le aree economicamente più dinamiche dell’Asia. E il settore del riso resta uno dei più vulnerabili dell’agricoltura italiana ai futuri accordi commerciali: con Paesi del Mercosur, con Australia, Tailandia, India i tavoli del negoziato sono sempre aperti, anche se è difficile prevedere se e quando potranno esserci sviluppi positivi.

 

Per quanto riguarda i Paesi del Sud America, si attende di capire quale sarà la politica commerciale scelta dal neopresidente brasiliano Jair Bolsonaro, che ha vinto le elezioni promettendo un giro di vite su diritti e liberismo in economia.

 

Con l’Australia le trattative sono più avanzate, anche se le esportazioni di riso verso l’UE sono di volumi ridotti. Diverso il discorso per India e Tailandia, rispettivamente terzo e primo esportatore verso l’UE. Bruxelles e Nuova Delhi hanno provato a riprendere i colloqui nel 2017 dopo quattro anni di stop. Da quella riunione le parti non si sono più incontrate, ma il negoziato risulta ancora aperto.

 

La Commissione europea, o almeno la Direzione generale agricoltura, è consapevole della delicata situazione del settore riso: nel programma di lavoro che illustra i criteri per l’assegnazione dei fondi di promozione 2019 si legge che «Il consumo di riso europeo ha bisogno di una spinta, in particolare nelle zone dell’UE che non producono riso, dove esiste un elevato potenziale di aumento dei consumi associato alla dieta mediterranea. Pertanto, il consumo dell’UE di riso prodotto in modo sostenibile nel mercato interno dovrebbe essere incoraggiato» continua il documento, con il quale Bruxelles per il 2019 stanzia 2,5 milioni di euro destinati specificamente alla promozione del riso.

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