4 Novembre
imprese & mercati

Suinicoltura italiana ok, ma manca l’interprofessione

I suinicoltori italiani vivono un momento esaltante: i prezzi all’origine dei capi da macello sono via via aumentati e ora hanno raggiunto livelli superiori a qualsiasi attesa, la domanda si mantiene sostenuta e l’attività di macellazione è fluida, trainata dall’andamento favorevole del mercato delle carni.

Il mercato nazionale sta beneficiando del contesto positivo europeo, che ha orientato le sue esportazioni verso i Paesi asiatici. In particolare, il significativo incremento dei prezzi dei suini da macello registrato negli ultimi mesi deriva dalla forte domanda di tagli di carne che la Cina sta riversando sui mercati internazionali, dopo essere stata colpita dalla crisi della peste suina africana, a seguito della quale si è reso necessario l’abbattimento di milioni di capi e che indirettamente sta permettendo anche al nostro Paese di beneficiare dei positivi effetti che ne derivano. Così la redditività degli allevatori è progressivamente aumentata raggiungendo valori molto elevati.

Tutto bene, dunque? Non proprio.

Secondo Gabriele Canali, direttore del Crefis, il Centro di ricerche economiche sulle filiere sostenibili dell’Università Cattolica di Piacenza, il momento positivo che la suinicoltura italiana sta vivendo è dovuto a ragioni del tutto estranee alle dinamiche delle filiere italiane, ha cioè origini casuali, perché manca una seria interprofessione capace di definire strategie condivise di sviluppo della filiera, con una visione prospettica di lungo respiro in cui programmazione produttiva e redditività possano trovare sbocchi positivi.

Per esempio, nel corso del 2018 la situazione di mercato per il Prosciutto di Parma dop stagionato si è andata deteriorando, e progressivamente la caduta del prezzo dello stagionato si è trasferita sulle cosce fresche e poi sull’intero suino. Uscire dalla crisi non sarebbe stato facile, almeno fino a quando il mercato del Parma, il più importante per volume tra i prosciutti tipici, non avesse ritrovato un equilibrio. Ma il mercato nazionale ha potuto trarre beneficio, indirettamente, dal forte aumento della domanda di origine cinese, che così ha offerto un’ancora di salvezza ai nostri produttori di suini e carni suine.

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