1 Settembre
innovazione

Sperimentati portainnesti che riducono del 30% il consumo di acqua delle viti

La ricerca scientifica consente alla viticoltura di adeguarsi ai mutamenti climatici, e ai sempre più frequenti periodi di siccità che ne derivano, mettendo in atto soluzioni efficaci.

Ne sono un esempio i nuovi portainnesti in grado di resistere agli stress idrici, che ottimizzano l’utilizzo dell’acqua, con una riduzione media dei consumi pari al 30%.

 

Si tratta dei “portainnesti M”, frutto del progetto di ricerca dell’Università di Milano, supportato dalle imprese vitivinicole riunite nella società Winegraft, che nel corso dell’estate sono stati utilizzati in via sperimentale in varie regioni italiane.

I primi risultati della sperimentazione, avviata su diversi vitigni innestati con gli M, hanno portato a scoprire una eccezionale capacità di resistenza allo stress idrico, dovuta a un utilizzo biochimico più efficiente dell’acqua.

 

Rispetto a quelli tradizionali, i nuovi portainnesti mostrano, a parità di condizioni pedoclimatiche e di vitigno, un consumo nell’intero ciclo vegetativo minore del 25-30%, senza perdere in quantità e qualità produttiva.

Un risparmio considerevole non solo in termini di risorse ambientali ma anche dal punto di vista economico. Basti pensare, ad esempio, che se tutti i vigneti della Lombardia – che nel 2016 hanno prodotto 1,47 milioni di ettolitri di vino – fossero innestati sugli M, si risparmierebbero ogni anno 426 milioni di ettolitri di acqua, pari a due volte e mezzo il lago d’Iseo.

 

«La capacità di resistere agli stress idrici e quindi mantenere vigoria con carenza d’acqua», spiega Attilio Scienza, docente di viticoltura ed enologia presso l’Università di Milano, «è ottenuta attraverso due strategie diverse dai portainnesti M2 e M4. Il primo ha un’ottima capacità di esplorare il suolo, anche in profondità, riuscendo ad accedere a riserve idriche che altri genotipi non riescono a raggiungere, combinato a un minor vigore indotto alle viti e pertanto un minor fabbisogno idrico».

 

L’M4, invece, continua Scienza, ha mostrato meccanismi di maggior efficienza nell’uso dell’acqua, in particolare in condizioni di stress idrico: grazie a questo tipo di portainnesto, infatti, le piante riescono ad avere un’attività fotosintetica elevata anche con poca acqua.

 

(© Osservatorio AGR)

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