2 Agosto
mutamenti climatici

Siccità, in Emilia Romagna bacini ai minimi storici: mancano 14 milioni di metri cubi di acqua

In quella che i meteorologi definiscono la settimana più calda dal 1880, permane lo stato di siccità in ampie zone della Penisola italiana, soprattutto nel Settentrione, dove anche il Lago Maggiore è sceso sotto la media stagionale, mentre gli altri grandi bacini stanno rapidamente avvicinandosi ai minimi storici.

 

In Emilia Romagna, la regione che sta attraversando la più grave emergenza idrica del Paese, il Consorzio di bonifica Emilia Centrale ha dovuto sospendere la derivazione irrigua dal torrente Enza, in località Cerezzola (Reggio Emilia), per garantire il minimo deflusso vitale. Una misura senza precedenti negli ultimi 70 anni, resasi necessaria a causa della portata estremamente ridotta del torrente.

 

«Per capire la gravità della situazione», commenta il presidente dell’Anbi (Associazione nazionale dei Consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue), Francesco Vincenzi, «basta un dato: mediamente, alla vigilia del grande caldo, i bacini dell’Emilia Romagna contenevano complessivamente 16 milioni di metri cubi d’acqua; quest’anno erano poco più di 2 e non siamo ancora a metà della stagione irrigua».

 

Anche sulla pianura bolognese del Consorzio di bonifica renana, la pioggia è diminuita mediamente del 30%. Qui, come in altre parti d’Italia, evidenzia l’Anbi, è la professionalità e l’esperienza degli operatori consorziali, organizzati anche su turni di 24 ore, a garantire gli apporti idrici possibili per limitare i danni all’agricoltura.

 

La siccità sta mettendo a dura prova anche la Toscana, dove l’emergenza idrica, iniziata nel Grossetano, ha raggiunto la parte Nord della regione, coinvolgendo, in primis, il lago di Massaciuccoli (noto come “il lago di Giacomo Puccini”), tanto da rendere necessaria l’eccezionale sospensione dell’approvvigionamento irriguo. Il provvedimento avrebbe compromesso oltre 500 ettari di colture di mais e ortaggi, se non si fosse individuata una soluzione alternativa: immettere nella rete irrigua acqua fresca, derivante non più dal lago, ma dal fiume Serchio, mediante la riattivazione di un impianto idrovoro dismesso, situato nel comune di Vecchiano (Pisa).

 

In ogni caso, secondo Vincenzi, la situazione è tale da confermare la necessità del Piano nazionale invasi, proposto recentemente dall’Anbi, insieme alla Struttura di Missione presso la Presidenza del Consiglio, #ItaliaSicura, e per il quale l’ente auspica l’inserimento di un primo finanziamento nella prossima legge di stabilità.

 

(© Osservatorio AGR)

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