24 Maggio
imprese & mercati politiche Prezzi

Si riapre il confronto sul prezzo del latte alla stalla

Nei giorni scorsi Italatte, società del gruppo francese Lactalis che in Italia controlla Galbani, Parmalat e altri marchi storici, ha unilateralmente comunicato agli allevatori e alle organizzazioni dei produttori conferenti, l’intenzione di pagare la materia prima consegnata nel mese di aprile 40 centesimi di euro al litro, salvo conguaglio, anziché 41,5 come previsto dal meccanismo di indicizzazione del prezzo del latte crudo alla stalla contenuto nel contratto tuttora in vigore.

 

Alla base di tale decisione vi sarebbe un cambiamento delle condizioni di mercato. Secondo Italatte il prezzo del latte in Italia ha raggiunto un livello elevato, con un differenziale rispetto ai valori negli altri mercati europei di riferimento mai toccato in precedenza. Il Gruppo ha giustificato la propria decisione con la necessità di mantenere un adeguato livello di competitività della propria produzione sul mercato nazionale e internazionale, richiamando – si legge nella nota trasmessa ai conferenti – «il contesto di mercato difficile come quello che stiamo vivendo in questa prima parte del 2019».

 

Di tutt’altro parere sono i rappresentanti degli allevatori, secondo i quali non ci sarebbe un’inversione di tendenza del mercato internazionale del latte, che continua a essere equilibrato e ben sostenuto da una domanda vivace, da scambi internazionali secondo le attese e da una produzione che non registra crescite preoccupanti.

 

L’assessore all’agricoltura della Lombardia, Fabio Rolfi, ha convocato una riunione di filiera per cercare di comporre la controversia e trovare una nuova intesa tra le parti.

 

«Ho condiviso con gli attori della filiera – ha dichiarato Rolfi al termine dell’incontro – la proposta di iniziare un percorso comune che possa portare a stabilire un parametro di indicizzazione regionale del latte, tenendo conto degli andamenti e delle esigenze di mercato, nonché delle caratteristiche qualitative», precisando però che «chiaramente la Regione non può intervenire su contratti privati di fornitura».

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