20 Giugno
imprese & mercati

Senza logistica l’agroalimentare non decolla

Gli aspetti logistici sono sempre più importanti per avere successo sui mercati e di conseguenza le carenze in campo infrastrutturale hanno conseguenze pesanti. Il settore agroalimentare, da questo punto di vista, non fa eccezione, anzi è tra i più penalizzati.

Di tutto questo si è parlato nei giorni scorsi a Matera in un incontro dal titolo ««Infrastrutture: le vie dell’agricoltura nel Mezzogiorno» organizzato da Agrinsieme e al quale ha partecipato anche il ministro delle politiche agricole Gian Marco Centinaio.

L’analisi di Denis Pantini, responsabile dell’Area agricoltura e industria alimentare di Nomisma, si è concentra sul ruolo strategico delle infrastrutture materiali e immateriali del Meridione e sul loro impatto sulla competitività dell’agricoltura italiana in un contesto non più locale ma globale e comunitario.

Come ha sottolineato Pantini, i mercati di prossimità sono ormai saturi così come sono stabili le richieste di prodotti alimentari da parte dell’Europa: per questo è necessario aprirsi a nuovi scenari e nuovi mercati su cui far arrivare le eccellenze italiane.

Dallo studio Nomisma emerge che nelle regioni meridionali ogni impresa può contare in media su meno di 20 km di infrastrutture, circa la metà di quelli a disposizione delle imprese del Nord-Ovest, con la Puglia fanalino di coda con appena 7,9 km per azienda.

A fronte di una media nazionale di 23 km di autostrade ogni 1.000 kmq, nel Sud si scende a 20 km/1.000 kmq, con la Basilicata ferma a 3 km/1.000 kmq. Non è certo più rosea la dotazione di linee ferroviarie che risulta inferiore nel Mezzogiorno, con 36 km/1.000 kmq e nelle Isole, mentre a livello nazionale la media è di 55 km.

E passando dalle reti fisiche a quelle digitali, la situazione purtroppo non migliora.

il gap infrastrutturale italiano rischia di compromettere la crescita dell’agroalimentare italiano anche nel contesto comunitario. Ancor più nel Mezzogiorno e quindi sul Mediterraneo, dove l’agroalimentare vale quasi 30 miliardi con un export di oltre 7 miliardi, e dove va fa fatto un lavoro importante per salvaguardare gli sbocchi di mercato delle produzioni agroalimentari caratterizzanti del territorio, a partire dagli agrumi e dall’olio extravergine di oliva.

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