2 agosto
politiche

Riso, via libera alla riforma del mercato interno

Semplificazione delle norme, valorizzazione delle varietà italiane di riso, maggiore trasparenza, rafforzamento del sistema dei controlli e del regime sanzionatorio. È quanto prevede il decreto legislativo che disciplina la riforma del mercato interno del riso, approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 luglio.

 

Un provvedimento, sottolinea il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Marina, atteso da molti anni, che riorganizza e semplifica la normativa relativa alla commercializzazione del riso, risalente al 1958, adeguandola anche al diritto comunitario.

 

Il decreto mira a dotare la filiera risicola di strumenti giuridici basati su criteri oggettivi, trasparenti e determinati per poter classificare e qualificare, dal punto di vista commerciale, il patrimonio varietale italiano, che vede iscritte nel Registro nazionale oltre 200 varietà di riso, un numero che evidenzia le dimensioni e l’importanza della realtà produttiva. Il comparto risicolo italiano è, infatti, il più grande d’Europa, contando su una superficie coltivata di 237mila ettari e oltre 4200 aziende di coltivazione che complessivamente realizzano una produzione superiore al milione e mezzo di tonnellate.

 

Tra le novità della normativa figura l’istituzione di un Registro nazionale delle denominazioni dei risi, della cui tenuta si occuperà l’Ente risi.

 

«È un provvedimento che si inserisce in una strategia più ampia a sostegno dei produttori risicoli in questa fase complessa», ha dichiarato il Ministro Martina, ricordando la recente firma dei decreti per rendere obbligatoria l’indicazione dell’origine della materia prima sulle confezioni di riso. «Andiamo avanti anche in Europa, perché venga attivata la clausola di salvaguardia prevista dai trattati Eba in merito all’importazione di riso a dazio zero dai Paesi asiatici, una questione che penalizza fortemente i nostri risicoltori e che richiede un’azione convinta da parte dell’UE».

 

(© Osservatorio AGR)

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