21 Febbraio
imprese & mercati

Riso: seminare di più, ma quali varietà?

L’industria del riso chiede ai produttori italiani di aumentare le semine di 25.000 ettari, passando dai 217.000 della scorsa campagna a circa 242.000. La richiesta ha suscitato qualche perplessità tra i risicoltori, non tanto per l’entità dell’aumento, quanto per i suggerimenti sulle varietà da seminare.

 

L’Airi, l’associazione industriale del settore, vorrebbe un maggiore incremento soprattutto per le varietà tonde destinate al mercato interno. Una richiesta che appare però in contrasto con l’esigenza di rilanciare gli indica, i risi a grana lunga, che negli ultimi anni hanno perso in Europa il 37% degli ettari seminati.

 

Tanto più considerando l’entrata in vigore da quest’anno della clausola di salvaguardia decisa dall’UE, che ha reintrodotto i dazi sulle importazioni di riso indica provenienti da Cambogia e Myanmar, che negli ultimi anni hanno goduto di dazio zero creando grosse difficoltà al riso europeo, e in particolare all’Italia.

 

Un’occasione che l’Italia, primo produttore in Europa, attende da molti anni e che gli orientamenti politici sembrano peraltro avallare.

 

Per i risi tondi la richiesta industriale di incremento delle superfici è del 18%. Per i medi e i «lunghi A» l’Airi vorrebbe un 11% in più di ettari, mentre i «lunghi B», quelli che hanno subìto i maggiori contraccolpi dalle importazioni a dazio zero dai Paesi meno avanzati, dovrebbero contenere la crescita al 9,8%.

 

Il timore dei risicoltori italiani è che le richieste dell’Airi siano più che altro mirate a «raffreddare» i listini dei risoni, in netta ripresa rispetto alla scorsa campagna, soprattutto per le varietà da interno, o a spiazzare gli indica italiani, che stanno adesso recuperando terreno, ricorrendo a forniture anche di altri Paesi europei.

 

L’attività di vendita dei risoni, intanto, prosegue con regolarità. I dati elaborati dall’Ente Risi, aggiornati al 12 febbraio scorso, certificano un collocamento migliore rispetto alla scorsa campagna con la quota del venduto, rispetto alle disponibilità iniziali, al 53,3%, contro meno del 50% rilevato alla stessa data un anno fa.

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