24 Luglio
politiche

Riso e grano della pasta: firmati decreti che introducono l’obbligo di origine in etichetta

Garantire massima trasparenza delle informazioni al consumatore, tutelare i produttori e rafforzare i rapporti di due filiere fondamentali per l’agroalimentare Made in Italy. È con queste finalità che sono stati firmati, lo scorso 20 luglio, due decreti interministeriali che prevedono l’introduzione in via sperimentale, per un periodo di due anni, dell’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine del riso e del grano della pasta.

 

Lo hanno annunciato il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, e il Ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, precisando che i provvedimenti ricalcano la norma già in vigore da aprile di quest’anno per i prodotti lattiero-caseari.

«È un passo storico che abbiamo deciso di compiere in attesa della piena attuazione del Regolamento europeo 1169 del 2011», ha dichiarato Martina. I due decreti erano stati notificati alla Commissione europea lo scorso maggio; la firma anticipa il parere dell’Esecutivo UE, che aveva sei mesi di tempo per esprimersi.

 

«Con questa decisione», prosegue il Ministro, «l’Italia si pone all’avanguardia in Europa sul fronte dell’etichettatura come chiave di competitività per tutto il sistema italiano. Chiediamo – con ancora più forza oggi – all’Unione europea di fare scelte coraggiose, di dare ai cittadini e alle aziende risposte concrete. Tanto più davanti alla conclusione di accordi commerciali internazionali, che rappresentano un’opportunità da cogliere e che dovranno essere accompagnati da scelte sempre più forti per la trasparenza e la massima informazione, in grado di unire al meglio protezione e promozione delle nostre esperienze agroalimentari».

 

Nello specifico, i decreti prevedono per le confezioni di pasta secca l’obbligatorietà dell’indicazione del Paese di coltivazione e di molitura del grano utilizzato, tramite le diciture: “Paesi UE”, “Paesi non UE”, “Paesi UE e non UE”.

Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà scrivere: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

 

Per quanto riguarda invece il riso, dovranno essere specificati il Paese di coltivazione, lavorazione e confezionamento. Anche per il cereale bianco, se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le diciture miste.

 

I due decreti prevedono un periodo transitorio di 180 giorni per l’adeguamento delle aziende al nuovo sistema e lo smaltimento delle etichette e confezioni già prodotte.

 

(© Osservatorio AGR)

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