30 ottobre
politiche

Quote latte, sentenza della Corte UE: l’Italia deve recuperare anche gli interessi sulle multe

L’Italia deve recuperare tutti gli aiuti concessi agli allevatori che non hanno rispettato le quote latte europee fra il 1995 e il 2002, esigendo anche il pagamento degli interessi sulle rate relative alle multe. È quanto stabilisce la sentenza che la Corte di giustizia dell’Unione europea ha emesso lo scorso 25 ottobre, accogliendo il ricorso della Commissione.

 

La decisione dell’organo giurisdizionale si riferisce a una vicenda articolata e complessa, iniziata nel lontano 2003.

È appunto in questo anno che il Consiglio UE autorizza l’Italia a sostituirsi ai produttori di latte nel pagamento degli importi dovuti all’Unione europea a titolo di prelievo supplementare per il mancato rispetto delle quote avvenuto tra il 1995 e il 2002. Il Consiglio autorizza anche il Paese a consentire agli interessati di estinguere il loro debito mediante pagamenti differiti nell’arco di vari anni, senza interessi.

 

L’Italia in seguito stabilisce che l’importo del prelievo supplementare di cui si è fatta carico le sia interamente rimborsato dai produttori, senza interessi, con rate annuali per un periodo massimo di quattordici anni. Dopo aver modificato più volte tali disposizioni, i termini per il pagamento degli importi con scadenza 31 dicembre 2010 vengono differiti al 30 giugno 2011.

 

La Commissione europea, con una decisione del 2013, ritiene che la proroga di pagamento unilateralmente decisa dallo Stato italiano, benché riferita a una sola rata, implichi un nuovo sistema di rateizzazione, dando quindi origine ad un aiuto di Stato nuovo, illegale e incompatibile con il mercato. Per questo motivo ordina all’Italia di procedere al recupero di tutte le somme concesse ai produttori di latte che avevano usufruito della proroga di pagamento, unitamente agli interessi.

Sempre nel 2013, l’Italia ricorre al Tribunale UE, chiedendo di annullare integralmente la predetta decisione o, in subordine, di annullarla nella parte in cui ordina di recuperare l’integralità degli aiuti individuali concessi.

 

Con sentenza del 24 giugno 2015, il Tribunale accoglie parzialmente il ricorso italiano, ritenendo che si tratti di una mera modifica di una condizione accessoria di un aiuto esistente, precedentemente autorizzato, non divenuto illegale nella sua integralità ma solo nella parte relativa alla modifica unilateralmente apportata.

La Commissione ha quindi impugnato tale sentenza dinanzi alla Corte di Giustizia, che si è pronunciata a favore dell’Esecutivo comunitario, confermando la decisione sul recupero integrale degli aiuti.

 

(© Osservatorio AGR)

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