8 Maggio
imprese & mercati politiche

Pratiche sleali: due anni per recepire la direttiva europea

È partito il 25 aprile, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue, il conto alla rovescia per l’applicazione in Europa della nuova direttiva contro le pratiche sleali nella catena agroalimentare. Gli Stati membri dovranno recepirla entro 24 mesi, ma il mondo produttivo italiano chiede di fare tutto il possibile affinché l’applicazione possa avvenire già dalla fine di quest’anno.

La direttiva è fondamentale per almeno due ragioni: in primo luogo, garantisce certezza giuridica ad agricoltori, produttori e cooperative che potranno operare su un piano di equità e trasparenza nelle loro relazioni commerciali. Inoltre, il nuovo testo è la premessa per una riorganizzazione del sistema agroalimentare europeo affinché sia in grado di fondare un nuovo patto con i cittadini, all’insegna della qualità del cibo che arriva sulle tavole.

Per quanto riguarda le possibili integrazioni da apportare alla direttiva, il mondo agricolo italiano ha già avanzato alcune proposte.

 

Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti ha rilevato che «i temi della tutela della riservatezza e la possibilità di presentare le denunce di pratiche sleali da parte delle organizzazioni di rappresentanza dei fornitori sono ad esempio due interessanti principi introdotti dalla direttiva, ma si può anche intervenire, come si sta già tentando in parlamento, per migliorare la lotta alla vendita sottocosto, un tema che la direttiva non ha inteso affrontare ma che l’Italia ha invece già definito come pratica sleale.

 

E il presidente di Coldiretti Ettore Prandini ha affermato che la sua organizzazione si batterà affinché venga aggiunto in Italia il divieto alle aste al doppio ribasso, aste capestro che strangolano gli agricoltori con prezzi al di sotto dei costi di produzione e favoriscono l’illegalità e lo sfruttamento.

 

Da parte del Governo è arrivata la rassicurazione del presidente della Commissione agricoltura della Camera Filippo Gallinella, secondo il quale «il Parlamento italiano potrà ulteriormente migliorare la direttiva attraverso un intervento non solo attuativo, e in tempi brevi, ma anche rafforzativo».

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