18 dicembre
imprese & mercati

Olio d’oliva: come rilanciare il settore italiano?

Il rilancio del settore oleicolo italiano, messo in crisi da una concorrenza sempre più forte, è stato il tema affrontato nel corso del convegno che l’Assitol (Associazione italiana dell’industria olearia) ha promosso lo scorso 13 dicembre a Roma, con la partecipazione di tutte le principali organizzazioni del comparto.

 

In particolare, il dibattito si è focalizzato sul calo dei consumi che ha colpito l’olio d’oliva negli ultimi anni. In Italia, stando ai dati più recenti del COI, il Consiglio oleicolo internazionale, si è registrata una flessione del 14%, in linea con la tendenza dell’Unione Europea, che ha segnato un -12%.

 

Anche i dati Assitol sull’export, relativi ai primi otto mesi del 2017, delineano un rallentamento complessivo degli scambi commerciali con l’estero (-18,3%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nello specifico, perdono i Paesi UE (-19,3%) ma anche quelli extracomunitari (-16,3%). Il tutto si va a collocare in una campagna olearia che risente di mesi e mesi di siccità.

 

Di fronte a questo difficile scenario, risultano necessarie due strategie: da un lato riconquistare la fiducia dei consumatori, italiani e stranieri, con un’azione dell’intera filiera e il sostegno delle istituzioni; dall’altro rilanciare il settore, investendo, ad esempio, nelle cultivar di qualità maggiormente richieste.

 

«Anche se ancora centrale sulle nostre tavole», ha osservato il presidente Assitol, Angelo Cremonini, «l’olio d’oliva ha vissuto pesantemente la crisi dei consumi e la vive ancora. L’olio d’oliva è sì un prodotto globalizzato, ma anche banalizzato nel suo impiego quotidiano, trattato alla stregua di un condimento qualsiasi».

 

Per il settore, stretto tra la necessità del rilancio e gli effetti della crisi ancora in corso, potrebbe arrivare a breve una novità importante. Appare infatti ormai imminente il riconoscimento della Fooi (Filiera olivicola olearia italiana) l’organizzazione interprofessionale che rappresenta un passo importante verso la modernizzazione del comparto.

 

Nonostante lo stesso Coi affermi che per il prossimo anno si attende un incremento dei consumi mondiali pari al 5%, un numero, soprattutto, è stato più volte citato durante il convegno: tra i grassi da condimento, il consumo mondiale di olio d’oliva è fermo al 4%.

 

«Stiamo rischiando la retrocessione», ha messo in guardia Cremonini, «il mercato oggi assiste all’avanzare di nuovi protagonisti. Per anni abbiamo preferito guardarci in cagnesco invece di compattarci e decidere insieme ciò che, in altri Paesi, è la normalità per un’Interprofessione: le opportunità del mercato da sfruttare, il coordinamento dei controlli e, in generale, la narrazione del nostro grande patrimonio oleario. Dobbiamo recuperare il tempo perduto».

 

Prima in Europa per numero di Dop e Igp dell’olio, l’Italia può contare su 350 cultivar, 1 milione di ettari coltivati a olivo, 900mila olivicoltori, 6.500 frantoi e 673 imprese di confezionamento, che generano un fatturato complessivo di 3 miliardi.

 

(© Osservatorio AGR)

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