29 giugno
mutamenti climatici

I mutamenti climatici minacciano la produzione di caffè

I mutamenti climatici e la siccità estrema che ne consegue rischiano, nei prossimi decenni, di compromettere la produzione di caffè in Africa e America Latina. È quanto affermano in un rapporto gli scienziati dei Royal Botanic Gardens di Kew, il vasto complesso di serre e giardini ubicato a pochi chilometri da Londra.

 

Senza un intervento immediato, sostengono gli studiosi, nei prossimi anni nel mondo ci sarà molto meno caffè, con un gusto decisamente peggiore e un prezzo più elevato. Uno scenario piuttosto preoccupante, se si pensa che già da tre anni il consumo globale di caffè supera ampiamente la produzione. Finora è stato possibile colmare il deficit utilizzando le scorte accumulate in precedenza.

 

Le conseguenze di una drastica riduzione dell’offerta, sottolinea lo studio, sarebbero particolarmente gravi in Etiopia e Brasile, dove gli effetti del riscaldamento globale hanno già intaccato le piantagioni.

 

Per il Paese africano, luogo di origine della pregiata varietà Arabica, il caffè costituisce una risorsa primaria, la cui produzione fornisce sostentamento a circa 15 milioni di persone (il 16% della popolazione), generando un quarto dei proventi delle esportazioni. Nel caso in cui la temperatura del Pianeta dovesse salire di 4°C, spiega il rapporto, entro fine secolo i terreni adatti alla coltivazione dell’Arabica diminuirebbero del 60%.

 

Situazione non migliore in Brasile, primo produttore mondiale di caffè, che vede le colture in sofferenza da alcuni anni a causa di precipitazioni sotto la media. Secondo gli scienziati, un aumento della temperatura globale di 3°C farebbe scendere le aree idonee alla coltivazione di caffè dall’attuale 70-75% al 20-25%, con pesanti ricadute sull’economia dello Stato sudamericano.

 

Investire in tecnologie che permettano di ottenere chicchi più resistenti ai cambiamenti climatici potrebbe in parte risolvere il problema, affermano gli studiosi. Fermo restando che l’ideale sarebbe agire sulle cause che sono alla base del riscaldamento globale, a cominciare dall’emissione di gas serra.

 

(© Osservatorio AGR)

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